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New York, parto pretermine: l’ ospedale chiede 168 mila euro a due turisti

Una storia che ha dell’ incredibile: periodo di festa, una coppia, una gravidanza e un viaggio sono i protagonisti. Ci troviamo a New York, Lee Johnston e Katie Amos sono i genitori che hanno dovuto vivere un evento sfortunato durante il loro soggiorno in America, proprio perché la gravidanza della donna è stata interrotta da un parto pretermine.

Nulla di eccezionale visto che a migliaia di donne ogni giorno capita questa situazione patologica, se non fosse stato che, essendo i due coniugi fuori sede, e non avendo una assicurazione sanitaria che coprisse anche quest’ evento, si sono trovati davvero disarmati.

Mai si sarebbero immaginati che il loro piccolo sarebbe potuto nascere con undici settimane di anticipo e con un conto più che salato: 168 mila euro da pagare all’ ospedale di New York. Una situazione inaspettata e, soprattutto, inevitabile. Ecco perché Lee e Katie non avrebbero mai potuto affrontare da soli una spesa del genere.

Unica soluzione è stata fare appello al web per la raccolta di almeno una parte dei soldi che sarebbero stati destinati ovviamente al pagamento di quella forma di assistenza sanitaria inaspettata e, naturalmente, indesiderata. Nonostante l’ impresa potesse sembrare difficile, la richiesta è stata accolta con non pochi consensi e, dunque, aiuti economici.

Questa bella notizia è stata accompagnata dalla più grande soddisfazione e felicità nel vedere il piccolo Dax stare bene.

Il parto pretermine rappresenta uno degli eventi patologici ostetrici che più spaventano le mamme e i papà, senza dubbio. Tante possono essere le cause: dal distacco di placenta, ad infezioni, placenta previa o altre situazioni patologiche materne. Allo stesso modo i rischi e le conseguenze non sono da sottovalutare, ma spesso tutto si risolve nel migliore dei modi grazie ad una corretta assistenza sanitaria.

Chissà cosa sarebbe successo se la giovane mamma fosse arrivata in ospedale, magari vicino casa e qualche giorno prima, così da evitare il parto pretermine con farmaci tocolitici (che interrompono le contrazioni) prevenendo una situazione che in un secondo momento è apparsa inevitabile.

Probabilmente ciò avrebbe ridotto tante spese e, soprattutto, avrebbe liberato i due dal confronto con un modello sanitario (quello americano) che non sempre si pone dalla parte del paziente. Nonostante ciò, il piccolo sta bene: per tutto il resto si trova sempre una soluzione.

New York Neonato prematuro in incubatrice
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Neonato prematuro in incubatrice

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