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La fotografia dell’Istat su gravidanza, parto e allattamento

In Italia le donne fruiscono di un buon livello di assistenza durante la gravidanza. E’ anche vero però che la gravidanza è un fenomeno sempre più medicalizzo – con punte addirittura di 7 ecografie a gestazione – e che l’Italia si conferma il paese europeo con il maggior numero di cesarei, con la quota del 36,4%. Sono alcuni dei dati recentemente diffusi dall’Istat su gravidanza, parto e allattamento al seno.

L’assistenza. In base alle rilevazioni concluse nel 2013, riferite a 2,7 milioni di donne (di cui il 18,2% straniere) che hanno avuto un figlio nei cinque anni precedenti, la quasi totalità delle donne in gravidanza si sottopone alla prima visita entro il terzo mese, così come raccomandato dai protocolli nazionali. Le donne straniere, quelle più giovani e quelle con un basso livello d’istruzione tendono ad effettuare più tardi la prima visita.

La medicalizzazione dell’evento “gravidanza”. Tende ad acuirsi l’eccesso di medicalizzazione della gravidanza, già registrato nelle precedenti rilevazioni Istat, in particolare per quanto attiene al ricorso a prestazioni diagnostiche per immagini. Attualmente in Italia, il Sistema Sanitario Nazionale prevede l’esenzione per tre esami ecografici in caso di gravidanze fisiologiche, ma l’80,3% delle donne ne ha fatte oltre 3: basti pensare che il 37,6% delle donne in gravidanza nel 2013 ha effettuata 7 o più ecografie.

Solo il 21,9% delle gestanti senza disturbi in gravidanza ha dichiarato di essersi sottoposta al massimo a 3 ecografie, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali. Non sono solo i disturbi o le possibili complicazioni a influenzare il numero di ecografie svolte in gravidanza: è anche la figura professionale che segue la donna a definire, in parte, il numero di esami da fare. Le donne seguite da un ginecologo privato effettuano più spesso 7 o più controlli ecografici (45,2%), mentre le quote sono più contenute tra quante sono state seguite da un ginecologo del consultorio (17,3%) o di una struttura pubblica (28%).

La salute della donna e del bambino. Fumare in gravidanza è fortemente sconsigliato: in questo senso sta migliorando la consapevolezza delle donne fumatrici sui danni del fumo per il nascituro. Il 74,1% smette di fumare nel periodo di gestazione (dato in aumento di oltre 10 punti rispetto al 2000). Restano comunque 3 donne su 100 che non smettono di fumare affatto anche in gravidanza.

Per quanto riguarda la maternità, in presenza di lavori pesanti o nocivi una donna su due interrompe il lavoro al terzo mese. Nel 2013 il 62,4% delle donne occupate in attività pesanti o potenzialmente nocive per la gravidanza ha interrotto il lavoro entro il terzo mese di gravidanza. Tra le donne occupate che dichiarano di non svolgere un lavoro con mansioni pesanti o nocive circa il 40% lascia il lavoro entro il sesto mese, il 26,7% al settimo mese, in osservanza del periodo di astensione obbligatorio (salvo flessibilità) e solo meno dell’8% aspetta l’ultimo mese di gravidanza.

Sul fronte del parto, l’Italia resta il paese europeo con il più alto ricorso al taglio cesareo, con una quota pari al 36,3% secondo i dati del 2013, relativi alle schede di dimissione ospedaliera (SDO) del Ministero della Salute. Una cifra che supera di quasi 10 punti la media UE (26,7%) e di quasi il doppio la quota raccomandata dall’OMS. Addirittura Stati Uniti e Canada hanno percentuali di tagli cesarei più basse dell’Italia (rispettivamente 31,4% e 26,1% nel 2010).

A livello regionale, la quota più elevata di parti cesari si registra in Campania (56,6%). Seguono Sicilia (42,5%), Puglia (41,7%) e Lazio (39%). All’opposto si trovano le Province autonome di Trento (20,6%) e Bolzano (21,7%) e la Toscana (26,4%). La percentuale di parti cesarei è particolarmente alta nelle strutture private: 64,6% contro 33,4% delle strutture pubbliche.

A che età si diventa mamme? Continua ad aumentare l’età media al parto: da 30,6 anni del 2000 a 32,0 anni nel 2013. Resta leggermente più bassa al Mezzogiorno (31,3) rispetto al Nord (32,2). Per le donne straniere l’età media al parto è di 29,6 anni. All’aumentare dell’età al parto cresce anche il ricorso al taglio cesareo, con una quota massima del 47,2% tra le over40.

Tra le primipare la quota di cesarei è poco più bassa della media (33,8%), mentre tra le donne che hanno avuto più di un figlio si attesta al 36,5%.Tale quota raggiunge il 96,5% tra le donne che hanno già partorito con taglio cesareo.

E il parto spontaneo? Il parto definito spontaneo (pari al 64,7% dei casi), non è di per sé anche “naturale” cioè privo di qualsiasi intervento medico. Al contrario, l’intervento medico durante il travaglio e il parto è frequente e si concretizza in alcune procedure assistenziali non sempre considerate dalla letteratura internazionale affidabili o raccomandabili. Le donne che hanno avuto un parto spontaneo riferiscono di aver subito la rottura artificiale delle acque (32%) e l’episiotomia in un terzo dei casi (34,7%), il monitoraggio cardiaco fetale continuo nel 45,2% e le pressioni sul ventre in fase espulsiva (tra cui la manovra di Kristeller) nel 22,3% dei casi.

L’allattamento al seno. Sono in aumento le donne che allattano al seno: oggi sono l’85,5%. Continua a crescere anche la durata media del periodo di allattamento: da 6,2 mesi nel 2000 a 7,3 mesi nel 2005 fino al valore di 8,3 mesi nel 2013. Il numero medio di mesi di allattamento esclusivo al seno è pari a 4,1; il valore più alto si registra nella Provincia autonoma di Trento (5,0) e quello più basso in Sicilia (3,5). Tra le cittadine straniere è maggiore sia la quota di donne che allatta (l’89,4% contro l’84,6% delle italiane), sia la durata dell’allattamento (9,2 mesi in media, contro 8,1 delle italiane).

Il livello d’istruzione influisce sensibilmente sulla pratica dell’allattamento al seno: allattano in proporzione maggiore le donne che hanno un titolo di studio più alto (89%), così come la durata dell’allattamento al seno.
L’89,4% delle cittadine straniere allatta al seno (contro l’84,6% delle italiane), e per periodi più lunghi (9,2 mesi in media, contro 8,1 delle italiane), con un periodo di allattamento esclusivo leggermente più prolungato delle italiane (4,8 contro 4,4 mesi in media).

La quota di donne che allatta non varia a seconda che si tratti di primipare o meno; invece l’allattamento viene protratto mediamente più a lungo per i figli successivi al primo: la durata complessiva di allattamento passa da 8,4 a 9 mesi in media, e il tempo medio di allattamento esclusivo da 4 a 4,2 mesi in media.

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