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“Nati con la camicia”: Jessica Alba racconta il suo parto

Il detto popolare vuole che i bambini “nati con la camicia” saranno particolarmente fortunati nella vita. L’origine di questa credenza affonda le sue radici nel Medioevo, quando questo fenomeno raro attirò particolarmente l’attenzione delle balie. Alcuni bambini nascevano avvolti dal sacco amniotico che resisteva miracolosamente alla pressione delle spinte. Così si cominciò a pensare che questi piccoli che venivano alla luce ancora avvolti magicamente nel loro “uovo” fossero protetti dagli Dei e avrebbero avuto addirittura poteri curativi. Il cattolicesimo in seguito ha adottato questa credenza ribattezzando la camicia come anche “il velo della Madonna”.

Quello che succede tecnicamente in queste rare evenienze è che le membrane restano integre fino all’espulsione. Le membrane amniocoriali sono il rivestimento del sacco ovulare che si forma nelle prime settimane di gravidanza. Il sacco ovulare è esattamente come un uovo: al suo interno è contenuto l’albume (il liquido amniotico) all’interno del quale c’è il tuorlo (il feto).

Quest’uovo ha il compito di proteggere il feto durante i nove mesi, fungendo da ammortizzatore per i colpi, per i rumori troppo forti e provvedendo al mantenimento di una temperatura costante. Quando inizia il travaglio normalmente avviene la rottura del sacco amnio-coriale, meglio conosciuta come rottura delle acque, alla quale segue la fuoriuscita di liquido amniotico dai genitali.

La rottura del sacco è funzionale in vista del parto in quanto consente di lubrificare il canale del parto e favorire la fuoriuscita del feto. Nei rari casi in cui le membrane non si rompano si parla di rottura tardiva e se il parto è veloce può succedere che venga espulso tutto il sacco ovulare. Se invece il travaglio si prolunga il personale rompe le membrane manualmente per accelerare i tempi e indurre il parto, ecco perché oggi i bambini “nati con la camicia” sono ancora più rari.

Eppure questo è esattamente quello che è successo all’attrice Jessica Alba quando ha partorito la sua secondogenita: “L’ostetrica alle mie ultime spinte ha esortato il dottore a venire a guardare, e il dottore in calzoncini e T-Shirt si è velocemente infilato il camice per assistere esclamando di non aver mai visto niente di simile. La mia bambina è nata completamente avvolta dal sacco, che poi si è rotto subito spontaneamente. E’ stato un viaggio. Mio marito guardandola esclamò, è nata nel suo safe haven (rifugio protetto) e fu così che decidemmo di chiamarla Haven, letteralmente Protetta

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