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Come e perchè conservare il sangue del cordone ombelicale e della placenta

Cordone ombelicale (ma com’è fatto?), fonte di vita. Oramai è una cosa risaputa che nel sangue del cordone ombelicale, ma anche in quello della placenta, sono contenute preziosissime cellule staminali, chiamate emopoietiche, capaci di ricreare gli stessi elementi del sangue (globuli rossi e bianchi, piastrine) che potranno essere impiegati per curare numerose e anche gravi malattie (leucemie, linfomi, talassemie, immunodeficenze e alcuni difetti metabolici, o anche chi ha bisogno di un trapianto di midollo osseo). Tra l’altro per un uso terapeutico le cellule staminali del cordone ombelicale possono essere utilizzate anche parecchio tempo dopo averle raccolte, opportunamente conservate a temperature inferiori ai 150 gradi in contenitori criogenici. In questo modo le cellule possono restare in stand by anche per 15, 20 anni.

Certamente donare il cordone ombelicale è un gesto di grande altruismo, significa mettere le nostre cellule staminali a disposizione di un perfetto sconosciuto che un giorno potrebbe averne bisogno. Un gesto di generosità immensa che per ovvie ragioni deve seguire uno scrupoloso iter, sanitario e burocratico.

Il sangue viene prelevato dal cordone ombelicale del neonato e dalla placenta immediatamente dopo il parto, senza alcun fastidio né per la creatura né per la sua mamma. A questo punto viene raccolto in una sacca e inviato in un laboratorio dove sarà trattato e conservato a una temperatura che solitamente si attesta tra i -170°/-196° fino a quando sarà utilizzato.

E’ possibile decidere per una conservazione pubblica del sangue, nel senso che lo Stato offre l’opportunità di un servizio gratuito di conservazione per un uso personale del sangue cordonale nel caso in famiglia siano stati riscontrati casi di quelle patologie per le patologie in cui è previsto il trapianto autologo di queste cellule, oppure se è previsto un loro utilizzo imminente. Quando la coppia sa che rientra nei requisiti in cui è prevista la conservazione personale gratuita del sangue deve rivolgersi direttamente al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale in cui avverrà il parto e fare l’apposita richiesta per la biobanca che deciderà in merito.

Chi non ha diritto al servizio pubblico ma vuole comunque raccogliere il sangue del cordone ombelicale e della placenta per conservarlo per un utilizzo personale, può comunque farlo a proprie spese rivolgendosi alle filiali presenti in Italia ma di società solitamente straniere. In questo caso a casa arriverà il kit, cioè il materiale occorrente a prelevare, raccogliere e trasportare il campione. Nell’ultimo mese di gravidanza la donna dovrà sottoporsi agli esami del sangue richiesti e portarne gli esiti, insieme con il kit, alla Direzione Sanitaria dell’ospedale in cui avverrò il parto per avere l’autorizzazione.

Ovviamente ci sono delle spese da affrontare e il costo sale a seconda della tipologia e completezza del servizio scelto. Scegliendo questa modalità di conservazione, le cellule rimangono a disposizione esclusiva del donatore o della sua famiglia che le utilizzeranno in caso di necessità.

Giornalista per caso e mamma per scelta, da oltre dieci anni mi diletto con la scrittura collaborando con quotidiani della provincia di Latina, emittenti tv e siti web. Poi, nel 2012, lo 'scoop' della mia vita, mio figlio Francesco, oramai la mia principale fonte d'ispirazione. Email: r.recchia@passionemamma.it

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