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Colestasi gravidica: cosa c’è da sapere

Durante il secondo o il terzo trimestre di gravidanza alcune donne, a causa di una stasi di sali biliari nel fegato, possono soffrire di colestasi gravidica o intraepatica: una patologia rara che insorge soltanto durante la gestazione. L’epidemiologia ha un’incidenza molto variabile anche fra regioni d’Italia, oltre che fra nazioni, ad esempio le donne scandinave e cilene soffrono maggiormente di questo disturbo o anche chi aspetta gemelli, perché si producono maggiori estrogeni che sovraccaricano il fegato.

Le cause non sono ancora accertate, ma sembra essere provocata da una maggiore reazione a steroidi, estrogeni, progesterone e cortico-steroidi, che in gravidanza determinano un accumulo della bile. La futura mamma, dopo aver messo alla luce il suo bimbo, non ne soffrirà più ma potrebbero esserci delle emorragie post partum dovute da un cattivo assorbimento della vitamina K (sostanza coinvolta nei meccanismi di coagulazione del sangue), ma ciò non avviene se nelle ultime settimane di gravidanza la donna assume supplementi di vitamina k.

La colestasi insorge con un forte e fastidioso prurito che parte dalla pianta del piede, alle mani e alla pancia fino ad essere poi generalizzato e lo si avverte soprattutto di notte. Dopo circa 15-20 giorni dalla comparsa di questa irrefrenabile voglia di grattarsi, attraverso specifici esami risulterà la concentrazione della bile che provoca questa patologia. Il dottore valuterà quindi se sarà il caso di somministrare un farmaco che aiuti ad alleviare il prurito, in genere si tratta del ‘golden standard’ è l’acido ursodesossicolico che da meno effetti collaterali e migliora i parametri fetali.

Alcuni studi hanno dimostrato che, se trascurata, questa patologia potrebbe arrecare danni al bambino come sofferenza fetale, morte endouterina, asfissia neonatale o morte neonatale. Ancora il meconio del bambino potrebbe sporcare il liquido amniotico e inalato provecherebbe asfissia subito dopo la nascita del neonato. Per questi motivi Le Linee Guida Internazionali ritengono giusto far partorire la gestante non oltre le 37 settimane.

Sono laureata in Arti e scienze dello spettacolo Teatrale dell'Università "La Sapienza". Mi occupo di teatro recitando in diverse compagnie, e da quando sono madre amo raccontare ciò che vivo con il mio bimbo studiando scrupolosamente e "rubando" i racconti delle mie amiche madri per poi trascriverne il contenuto. Approdo al Blog con la voglia di creare confronti fra genitrici proprio come si farebbe su di una panchina di un parco. Email: c.spedaliere@passionemamma.it

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