sculacciate

Sculacciate

Sculacciate, fanno bene?

Quante volte noi genitori, davanti all’ennesimo capriccio o pasticcio dei nostri bambini perdiamo la pazienza! Così per sottolineare un divieto o un errore, oltre ad urlare, diamo le sculacciate ai bambini. Ma, davvero, le sculacciate sono educative? Il dibattito su questo tema è stato riacceso dall’emendamento all’articolo 371 del Codice Civile, adottato lo scorso Dicembre dal parlamento francese, su monito del Consiglio d’Europa, in cui si stabilisce il divieto, rivolto principalmente a genitori ed insegnanti, di sculacciare i bambini. Con l’approvazione di questo emendamento sono 52 i Paesi del mondo che vietano le sculacciate. Il primo fu la Svezia nel 1979. In Italia ancora non esiste una legge specifica che disciplina la materia, anche se una sentenza della Corte Costituzionale del 1996 vieta le percosse verso i bambini, comprese le sculacciate.

Sculacciata

Storicamente, la letteratura e molte iconografie dimostrano l’uso della sculacciata a fini educativi, soprattutto nell’ottocento e nei primi decenni del novecento, dove le punizioni corporali erano frequenti nell’ambito dell’educazione scolastica ed in quella domestica. Ancora oggi alcuni genitori ritengono che la sculacciata sia una forma di disciplina domestica, efficace per far cessare comportamenti inadeguati, per impartire precise lezioni e far rispettare le regole. In realtà i recenti studi, italiani ed americani, sulle conseguenze di questa modalità educativa, concordano sull’affermare che la sculacciata, utilizzata ripetutamente, mina l’autostima del bambino innescando comportamenti violenti con i coetanei. Ma le conseguenze sono anche a lungo termine, non sono pochi i soggetti che anche in età adulta hanno manifestato sintomi ansiogeni e depressivi. Una sculacciata non insegna le regole, tanto meno il rispetto per gli adulti. Quello che immaginiamo sia rispetto è, spesso, solo timore di ricevere altri sculaccioni e tanta rabbia repressa e senso di colpa che innesca comportamenti altrettanto violenti. Uno studio empirico ha riscontrato una percentuale del 74% di bambini che, in seguito a sculacciate, ripetono dopo solo 10 minuti, il comportamento per cui sono stati puniti.

Gli sculaccioni sanciscono che i problemi si risolvono con “la legge del più forte”, quindi con la violenza fisica. Su alcuni siti si danno consigli su come sculacciare. Le indicazioni sono tante e precise: no alla sculacciata ai figli in pubblico, o davanti ai fratelli o agli amici, per non umiliarli; no anche alle sculacciate forti. Forse più che alla modalità di esecuzione di questa pratica, anche in virtù dei risultati degli studi a riguardo, dovremmo interrogarci se davvero non ci siano altri modi per educare i nostri bambini. Sicuramente il dialogo è un mezzo efficace di comunicazione. Davanti agli errori possiamo ascoltare le spiegazioni e le giustificazioni del piccino circa il suo comportamento e spiegargli, così, le conseguenze delle sue azioni e le possibili alternative. Le regole vanno date, bastano poche, purchè chiare e idonee all’età del piccino. I genitori possono, poi, educare anche con l’esempio: se la regola stabilita vieta il tablet durante il pasto, mamma e papà dovrebbero essere i primi a rispettare
La psicanalista francese Francoise Dolto suggerisce ai genitori, quando proprio non hanno più pazienza, di iniziare a picchiare un cuscino, ha la stessa efficacia liberatoria per il genitore, senza conseguenze negative sul figlio.

sculacciata

Racconti di sculacciate

Sono molte le testimonianze di chi ricorda ancora con paura le sculacciate ricevute da piccino. Soprattutto per la generazione degli anni ’60-’70, in cui era in auge un’educazione piuttosto rigida. In tutti i racconti di sculacciate, spesso, non si ricorda più il motivo del gesto ma resta il senso di colpa per uno sbaglio che, evidentemente, doveva proprio essere grosso. Non si ha più memoria della regola infranta, ma del dolore e della perdita di fiducia verso il genitore. Davanti ad una figura di riferimento che da un momento all’altro potrebbe colpirmi, come spiego le mie difficoltà? Proprio questo aspetto sottolinea che la sculacciata è una sconfitta non solo del bambino, quanto e soprattutto del genitore che, agendo la violenza, perde il ruolo di educatore. Il piccino avrà timore di sperimentarsi con un adulto di cui ha paura e, non trovando altri punti di riferimento, crescerà con il timore di sbagliare, si sentirà insicuro davanti alle sfide della vita. Molte persone, avendo sperimentato le sculacciate da piccoli e, quindi, l’umiliazione ed il dolore che si prova, hanno deciso di usare una modalità educativa diversa, basata sul dialogo, sull’ascolto, sul confronto, sicuramente più faticosa perché comporta una messa in discussione continua del genitore stesso, ma sicuramente più efficace sia nel breve che nel lungo termine. Un bambino che si sente accolto ed ascoltato dalla figura di attaccamento, anche nei momenti più difficili, sarà un adulto sicuro delle sue capacità, in grado di affrontare le sfide della vita con un atteggiamento positivo.

Sculacciare

Secondo una ricerca messa a punto dalle Università del Texas e del Michigan, durante la quale sono stati osservati 160.000 bambini, durante un arco temporale di 50 anni, è emerso che sculacciare, anche solo occasionalmente i figli, non favorisce in alcun modo il loro processo educativo. Anzi, lo studio mette in evidenza gli effetti, tutti negativi, che questa pratica educativa, produce: vi è un aumento del livello di aggressività del soggetto, favorendo comportamenti antisociali; inoltre sono emerse, nei bambini osservati, difficoltà cognitive. Da ciò emerge la necessità, non solo di una legislazione in merito alla questione, ma della diffusione di una cultura educativa che sostituisca la violenza, anche solo occasionale, con modalità più efficaci. Alcuni genitori, per non ripetere gli errori delle proprie figure di riferimento, tendono a non dare regole ai figli, non picchiandoli ma, contemporaneamente, abdicando il loro ruolo di educatori. Anche questa modalità non è efficace perché i bambini, per diventare adulti, hanno bisogno di regole e confini. Iniziando con i rituali da piccolini, imparano a rispettare quelle poche ma precise regole che li aiuteranno a muoversi sicuri nella società, una volta cresciuti.