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Residui di placenta in utero, i rischi

Subito dopo il parto potrebbero presentarsi delle condizioni patologiche, il cui quadro clinico varierà sulla base della causa scatenante. Non è raro il caso in cui si presenti una atonia uterina, cioè la situazione in cui l’ utero perde la sua tonicità andando incontro al rischio di possibile emorragia.

Diverse sono le cause dell’atonia uterina, come ad esempio un travaglio prolungato un parto precipitoso, un mancato secondamento ,e cioè una mancata espulsione placentare, o ancora la ritenzione di placenta e di materiale placentare.

Infatti in questi casi si potrebbe parlare di secondamento incompleto, perché ciò dipende da un mancato distacco della placenta, o nel momento in cui essa è stata espulsa sono stati ritenuti all’interno dell’utero dei lembi di membrane placentari

Cosa succede in questo caso? Nel momento in cui l’ostetrica accoglie la placenta nelle proprie mani, si accorgerà nello studio e nell’analisi della stessa, che si presenta priva di alcune zone, chiamate cotiledoni, o con l’assenza dell’integrità delle membrane.

Immediatamente si rende necessario un intervento d’urgenza che consiste nella revisione della cavità uterina con probabilità di raschiamento della stessa affinché possa esservi la la pulizia interna. Nel frattempo si rende necessaria la stimolazione della contrattilità uterina attraverso infusione endovenosa di ossitocina con contemporaneo massaggio sul fondo uterino dall’esterno.

Naturalmente i rischi di questa ritenzione sono diversi. Innanzitutto quello che è il trattamento chirurgico necessario, d’altro canto potrebbe avere conseguenze negative.

Trattandosi di una revisione con possibilità di raschiamento, allora attraverso tale curettage non sono da escludere danni a carico dell’utero (future formazione di adesioni o sinechie uterine, problematiche associate ad eventuale anestesia, rischio – seppur con bassissima probabilità dell’ 1 % delle donne sottoposte a RCU- di perforazione uterina, soprattutto correlata a precedente sfiancamento uterino da travaglio prolungato. Questi rischi associati alla RCU sono però minimi, visto che il raschiamento nella maggior parte dei casi sarà eco-guidato. L’ ecografia in questo caso, e non solo, potrà essere dalla parte della donna.

Appunto abbiamo parlato dell’ atonia uterina e quindi la probabilità che si arrivi anche alla all’ emorragia post partum, o nel momento in cui il trattamento della ritenzione placentare risulti inefficiente allora potrebbe presentarsi una condizione patologica quale infezione puerperale, che potrebbe portare la donna ad avere febbre, tachicardia, pallore e sudorazione persistente fino anche allo shock settico, nel momento in cui non c’è alcun trattamento antibiotico.

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