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Papà in congedo: la storia di Marco

Marco è un libraio competente e preparato. Ama i libri e il suo lavoro, che fa da tanti anni. Ha iniziato a lavorare in  libreria fin da quando frequentava l’università e dopo tanti cambiamenti e delusioni ha trovato una stabilità lavorativa. Lavorare tra i libri gli ha portato anche l’amore, prima fatto di tante avventure, poi quello vero e unico con cui metter su famiglia.

In un negozio dove si va anche solo per guardare e passare il tempo, quando si sta in giro con gli amici, quando non si ha lezione all’università, o anche solo perché si amano i libri (succede anche in un paese come l’Italia: fatta di scrittori, come l’ultimo il presentatore Carlo Conti, che è anche un papà; ma di pochi lettori) il libraio può diventare un punto di riferimento.

Una figura discreta, silenziosa che è sempre lì ma non ci disturba mai col classico “serve qualcosa?” come invece fanno in tutti gli altri negozi. Marco l’ha capito presto che il libraio esercita fascino, quando anche lui, che non è certo un Adone ha iniziato a mietere vittime tra le sue clienti, ragazze che semmai per strada non l’avrebbero mai guardato, ma che come libraio conquistava con facilità.

Ma queste sono storie del passato, ora Marco non pensa più che il suo lavoro è un’occasione per fare vita sociale e intima, ma è altro, un privilegio in questi tempi difficile, che gli permette anche di essere un buon padre.

Perché con due bambini: Alessandro e Flavia e una compagna Federica; Marco ha deciso l’anno scorso di prendere l’aspettativa al lavoro e di fare il papà a tempo pieno. Alessandro ha ormai 6 anni e Flavia 4, e dopo aver già usufruito, grazie al suo contratto a tempo indeterminato della paternità, dopo la nascita della bambina, ha voluto ripetere l’esperienza di stare a casa con i suoi figli, ora che sono più grandi.

Così Federica, la sua compagna ha potuto riprendere finalmente il full time nella libreria dove lavora a Fiumicino (dopo le gravidanze era rientrata solo in part time), sapendo di avere a casa un compagno che accompagna i bambini all’asilo, fa le pulizie a casa, cucina per tutta la famiglia, e passa i pomeriggi a giocare con i bambini quando tornano da scuola.

Un papà casalingo, perché è possibile anche in Italia. Se si ha un contratto, di quelli che forse con la nuova riforma non ci saranno più.

Stare a casa, cose che le donne fanno da secoli, Marco le ha provate sulla sua pelle, e non solo per lo spazio di un mattino,come succede a tutti i papà, quando semmai la moglie è malata e lui si prende un giorno di ferie per aiutarla; ma ha provato queste emozioni per 6 mesi prima (la paternità) + un anno intero dopo (con l’aspettativa).

“Ho provato emozioni sempre nuove”, così descrive la sua vita quotidiana a casa Marco. Tante emozioni: quella di svegliare lui la mattina i bambini per andare a scuola, preparargli la colazione, vedere Federica uscire per il lavoro con un sorriso tranquillo perchè c’è lui con i bimbi, scegliere i vestitini da indossare con la sua bimba capricciosa.

Gestire lo stress delle prime delusioni alla scuola calcio Roma di Alessandro, o le crisi dei panni da stirare che si accumulano in sala, o lo stress di trovarsi alle feste di compleanno degli amici dei figli solo tra mamme e sentirsi un po’ escluso per essere l’unico papà!

Mi racconta queste cose con un sorriso e quasi con nostalgia, mentre mi fa lo scontrino per il mio libro appena comprato.

Ora che è tornato full time al lavoro, ora che lui è Federica si dividono tra il lavoro e i bambini da recuperare nei loro vari impegni “vado io, vai tu…” come la maggior parte dei genitori italiani (solo il 4% dei papà italiani chiede il congedo parentale), davvero forse Marco prova un po’ prova nostalgia per la sua vita da mammo a Roma Capitale!

“Quando vuoi avere un altro bimbo Federica? Così anch’io potrò tornare a fare il papà a tempo pieno!” Sembra dire… chissà se Federica è d’accordo!