come riconoscere le contrazioni

In ospedale per partorire la rimandano indietro: il bimbo nasce in casa

Belluno, donna costretta a partorire in casa

Era pronta per partorire una donna di Pieve Cadore, in provincia di Belluno. Ma, una volta arrivata nell’ospedale della sua città a seguito delle prime contrazioni, la futura mamma è stata mandata indietro. Il motivo? Mancanza di personale. La partoriente è stata dunque trasferita in un altro ospedale, quello di Belluno, ma anche lì non è riuscita a farsi ricoverare. “Non è ancora il momento, signora” hanno riferito i responsabili.

Su consiglio medico ha così lasciato l’ospedale per poi però partorire davvero. Il parto è infatti avvenuto in casa, dove la donna, con l’aiuto del marito, è riuscita a dare alla luce il suo bambino. Privamente sprovvista dell’assistenza medica, come si faceva secoli e secoli fa.

Per fortuna mamma e neonato stanno bene ma il caso non è passato inosservato. Anzì, l’Asl è stata denunciata alle autorità competenti per interruzione di servizio pubblico. È intervenuto pure il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, dopo l’allarme del sindaco della città.

“Ho appreso della denuncia del sindaco di Pieve di Cadore relativa a una signora che afferma di essere stata costretta a partorire nella propria abitazione per presunte carenze del sistema sanitario locale. Per fare chiarezza assoluta e definitiva sul tale fatto, ho immediatamente ordinato di attivare il corpo ispettivo affinché possa produrmi al più presto una relazione su quanto realmente accaduto” ha fatto sapere il Presidente.

Un caso simile è successo qualche settimana fa, con conseguenze decisamente più gravi. Una donna di Milano è stata mandata a casa nonostante i dolori. Quando poi è tornata in serata è stata sottoposta ad un cesareo d’urgenza ma il bambino è morto, strozzato dal cordone ombelicale. A Catania, invece, i medici hanno ritardato un intervento per non rimanere oltre l’orario di lavoro. Il bambino è nato con gravi danni cerebrali e motori.