foto_mamma lavoratrice

Mamme e lavoro: una su due si licenzia perché non sa a chi lasciare i figli

È allarme nel Rapporto sulle Pari Opportunità: una mamma su due si dimette perché non sa a chi lasciare i figli. È quanto riportato dal Corriere del Veneto, regione nella quale il numero giornaliero di donne che richiedono le dimissioni per questo motivo è piuttosto preoccupante. In media quattro neo-mamme ogni giorno preferiscono o sono costrette a lasciare la loro occupazione perché non sanno conciliare le strade, molto spesso parallele ed inconciliabili, carriera e famiglia.

Mamme e lavoro: una su due si dimette perché non sa a chi lasciare i figli

Secondo un’indagine condotta dalla Direzione veneziana del Ministero del Lavoro, è forte la discriminazione non solo sui numeri di posti occupati, ma anche nell’ambito della procedura di convalida delle dimissioni delle lavoratrici e dei lavoratori con figli di età inferiore ai 3 anni.

Alle madri ed ai padri interpellati, era stato chiesto il motivo dei rispettivi recessi. Nel 2015, le dimissioni totali sono state 4.256, di cui 3.356 per le donne e 900 per gli uomini. E’ stata condotta allora una ricerca allo scopo di accertare che si fosse trattato di una libera decisione o meno. Dai risultati emersi si è scoperto che la prima causa di dimissione per gli uomini è il trasferimento ad un’altra impresa (755 casi), mentre per le donne è il desiderio di cura della prole in maniera esclusiva (675 casi).

Discriminazioni anche nelle procedure di convalida delle dimissioni

Penserete che quella delle donne è una scelta libera: preferire la famiglia al lavoro. Eppure 1.619 delle mamme interpellate hanno sottolineato il contrario. Stefano Marconi, direttore della Direzione interregionale del lavoro, ha ammesso i casi di recesso di lavoratrici madri si registrano perché “sono dovuti alla incompatibilità tra occupazione lavorativa e assistenza al neonato“.

Insomma: 582 mamme non hanno trovato posto al nido per i loro figli, 421 non possono contare sul supporto dei parenti, 128 lamentano un costo eccessivo per l’asilo o per la baby-sitter, 488 non hanno ottenuto il part-time o comunque la modifica dei turni di lavoro. Gli stessi problemi gravano solo per 43 dei papà interpellati, cioè poco più del 4 percento.

Anche in questo caso è alla donna, madre e lavoratrice, che si richiede di “accettare tutti i compromessi necessari – e talvolta impossibili – per adattare la sua attività lavorativa alle esigenze della famiglia“, secondo il Rapporto. E sempre le donne si ritrovano a dover rinunciare al loro posto nel mondo, a sacrificare la loro attività occupazionale, per badare alla casa ed ai figli.