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L’ordine di nascita influenza la personalità del bambino

Lo sviluppo della personalità è stato ed è tuttora oggetto d’interesse di molte discipline, prima fra tutte la psicologia. Nel corso degli anni si sono susseguite numerose ricerche che hanno alimentato, smentito ed ampliato altrettante teorie: da quelle genetiche ad arrivare all’astrologia. Anche lo studio delle stagioni è stato correlato alla nascita, attribuendo un carattere più tranquillo alle persone nate nei mesi invernali.
Grazie alla psicologia prenatale, oggi sappiamo che lo sviluppo della personalità avviene già durante la gravidanza ed è influenzato da diversi fattori: genetico, ambientale e familiare.

Anche l’ordine di nascita influenza la personalità del bambino. Nascere per primi o essere il terzo figlio ha una valenza importante, perchè vivere nella stessa famiglia non significa relazionarsi con i genitori allo stesso modo dei fratelli.

In genere il primogenito, entrando in una famiglia costituita prevalentemente da adulti, riceve le attenzioni esclusive dei genitori, almeno fino all’arrivo del fratello. Mamma e papà, inconsapevolmente, riversano su di lui anche le preuccupazioni ed i timori del loro nuovo ruolo genitoriale. Ciò favorisce una personalità responsabile, a volte perfezionista. Con l’arrivo di un nuovo bambino, potrà accusare una carenza di coccole e considerazione che cercherà di recuperare impegnandosi, con determinazione, nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Nascere secondi può favorire la competizione perchè in famiglia ci sarà sempre un bambino più grande che ha raggiunto obiettivi importanti e con il quale non mancheranno paragoni, indipendentemente che sia un fratello o una sorella. Maturerà doti quali la diplomazia e la mediazione, proprio in virtù della posizione mezzana tra il fratello maggiore e quello più piccolo. Dovrà trovare una strategia personale per attirare l’attenzione delle figure di attaccamento che potrebbero essere “distratte” dalle nuove conquiste del primogenito e dalla vivacità del più piccolo.

Ed eccoci al terzo figlio, col quale mamma e papà si mostreranno più flessibili, meno ansiosi perchè riescono a controllare i timori del ruolo genitoriale, avendo ormai confidenza con le difficoltà che comporta la crescita dei loro bambini. Se da una parte, anche in età matura sarà considerato il “piccolo di casa”, con il rischio di sviluppare un senso d’inferiorità, dalla sua avrà maggior possibilità, rispetto ai fratelli, di sperimentare, esplorare e ciò lo renderà precocemente indipendete. Anche lui dovrà trovare una propria modalità con la quale catturare l’attenzione dei genitori e spesso la ribellione sarà la strada prediletta.

E che dire, allora, del figlio unico? Sono stati numerosi gli autori che si sono dedicati allo studio della personalità del bambino, unico figlio in famiglia, spesso iperprotetto e ipercontrollato dai genitori e dai nonni. Ma generalizzare sarebbe un errore; non tutti i bambini che appartengono a questa categoria sono uguali e sviluppano le stesse peculiarità relative la personalità, il carattere e le scelte relazionali future. Certo l’attenzione esclusiva delle figure di attaccamnento incide sull’autonomia e, la pressione familiare, potrebbe favorire l’assunzione di ruoli impegnativi che soddisfino in primis le aspettative parentali.

Il modo in cui il bambino si pone all’interno della famiglia, secondo gli studi della psicologia evolutiva, la formazione della sua personalità e del carattere, la capacità di instaurare relazioni soddisfacenti in età adulta, oltre all’ordine di nascita, alla genetica, alle peculiarità ambientali, dipendono anche dall’influenza dei genitori. Mamma e papà possono facilitare i figli, riducendo i motivi di gelosia, creando spazi esclusivi da dedicare a ciascuno di loro, sostenendoli nel raggiungimento dei propri obiettivi, aiutandoli a far emergere i loro punti di forza ed invitandoli a lavorare sulle proprie debolezze, lasciando loro la possibilità di esplorare le propie capacità di auto determinazione. Accompagnandoli nel loro cammino senza la presunzione di sostituirsi a loro.