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Come scegliere lo sport per i figli senza influenze personali

Lo sport fa bene e questo è risaputo. Mantiene un normale livello di glucosio nel sangue, allena il cuore e tutti i muscoli, scarica le tensioni. Quindi nell’ambito della salute è un indispensabile alleato nella prevenzione dell’obesità infantile, del diabete, delle patologie osteoarticolari ed anche della depressione e dei disturbi motori o psichiatrici. Per questo motivo gli esperti consigliano di introdurlo quanto prima come attività fissa nella vita del bambino, creando così una buona abitudine nel suo stile di vita. Ma qual è lo sport ideale?

Spesso i genitori, anche inconsapevolmente, tendono a proiettare i loro desideri personali sui figli. Per cui la situazione tipica è che la mamma che voleva diventare una ballerina iscriverà la bambina a danza o il papà che voleva fare il calciatore porterà il suo bambino a calcio. Spesso questo comporta il risultato deleterio di riversare tutte le aspettative nella prestazione sportiva del figlio, come se lui dovesse arrivare dove noi non siamo arrivati, cosa che nel bambino crea ansia, sortendo l’effetto inverso di quello che dovrebbe essere lo sport: divertimento, prevenzione e cura contro lo stress.

Quello di cui tutti dovremmo prendere coscienza è che purtroppo i figli non sono i nostri cloni in miniatura. Anzi, spesso, nemmeno ci assomigliano. Ogni individuo è il risultato di una combinazione di geni e di esperienze personali che lo rendono unico, diverso da tutti gli altri, con attitudini, capacità e gusti differenti. E anche gli sport sono tutti differenti e allenano aree del cervello differenti: esistono sport di mira, di equilibrio, di resistenza, di squadra o individuali e discipline artistiche. L’ideale sarebbe che lo sport scelto per vostro figlio seguisse le sue attitudini o quanto meno la sua volontà.

Preso atto di questo, la cosa migliore da fare per scegliere lo sport che fa per lui, più che indirizzarlo portandolo a tutti gli incontri di calcio, è ascoltarlo e permettergli di sperimentare. Ascoltarlo significa capire i suoi gusti: è un bambino che ha bisogno di fare molto movimento fisico e, a volte, è arrabbiato e lancia tutto per aria? Forse la boxe farebbe al caso suo. Al contrario: adora leggere, è tranquillo e riflessivo e passa tante ore sui libri? La ginnastica posturale potrebbe prevenire dei danni alla colonna vertebrale. Ama stare a contatto con gli animali? Cosa c’è di più salutare dell’equitazione?!

Se i suoi gusti invece non sono ben delineati e né voi né lui avete idea di cosa possa piacergli, bisogna lasciarlo sperimentare: portarlo una domenica in piscina, l’altra a fare un giro in bici, l’altra ancora a giocare a tennis. Usate la fantasia, non rimanete nei classici schemi: portarlo la domenica a fare il tiro con l’arco può suscitare in lui un interesse che nemmeno sapeva di avere e ad esempio permettergli di scoprire delle capacità di mira superiori alla media.

Ma se è vostro figlio a scegliere uno sport per cui non è portato, non importa. In questo modo potrà lottare per superare i suoi limiti e le sue difficoltà e guadagnarci in perseveranza e autostima con il vostro appoggio. Un altro errore tipico da non fare infatti è credere che debba diventare un campione europeo: fare ciclismo non significa dover diventare Pantani. Ricordate che la formula chiave deve essere sport-divertimento-salute.