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Il neonato piange in aereo? Due genitori chiedono scusa ai passeggeri (e offrono caramelle)

Il nostro mondo è proprio paradossale se capita davvero che una coppia di genitori si scusi in anticipo del possibile pianto del loro bambino di 5 mesi. Ho letto la vicenda sui social network e mi sono sentita coinvolta… anche il mio bambino ha 5 mesi esatti!

Una coppia di genitori ha distribuito a tutti i passeggeri di un volo nazionale low cost (durata del viaggio: poco più di un’ora e mezzo) un bigliettino, corredato di un paio di caramelle, con scritte queste parole:

“Ciao, mi chiamo Sergio, ho 5 mesi e questo sarà il mio primo volo. Spero mi perdonerete se sarò un po’ capriccioso, ma per me è un’esperienza nuova. Per farmi perdonare vi regalo questa dolce caramella. Grazie, Sergio”.

Da un certo punto di vista, da mamma, so bene che il pianto del neonato e dei bambini in genere possa essere preoccupante per i genitori e fastidioso per gli avventori di un luogo pubblico.

Per contro, penso anche che troppo spesso si chieda a bambini e neonati una maturità nello stare al mondo che ormai non appartiene più neanche agli adulti.

Quante volte, in treno, in autobus, per strada, le persone gridano al cellulare, come e più di un neonato che piange per fame? Che dire dei tanti che, in attesa alla fermata del tram, ti fumano in faccia o di chi beve sguaiatamente fuori dai bar?

A me sembrano questi gli atteggiamenti per i quali una persona adulta dovrebbe scusarsi preventivamente. Ecco il biglietto che, prima o poi, vorrei ricevere una volta in treno:

“Scusate se la mia vita è noiosa e non so far altro che parlare forte al cellulare di cose banali. Per farmi perdonare, vi lascio un caffè pagato nella carrozza ristorante di questo treno…”