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Il bambino fa i dispetti a scuola? Come devono reagire i genitori

Presto o tardi capita (quasi) a tutti i genitori, soprattutto se mamma e papà di un bel maschietto che ha appena cominciato a frequentare l’asilo: vai a prenderlo a scuola e la maestra ti dice che ha tirato i capelli a una compagna di classe, ha lanciato un gioco addosso a un amichetto, non ha voluto saperne di restare seduto a disegnare. Insomma: il tuo bambino è la versione in miniatura di Gian Burrasca, una cosa non troppo facile da mandare giù. Almeno all’inizio.

Per me lo ‘stress‘ era iniziato già l’anno scorso quando Francesco frequentava l’ultimo anno (il primo per lui) di asilo nido (qual è l’età giusta per andare?). Trascorso il primo periodo necessario all’adattamento in un ambiente per lui completamente nuovo (il primo vero volo fuori dal nido materno) ha tirato fuori le ‘unghie’ unendosi, manco a dirlo, agli altri bimbetti più vivaci della classe. Risultato: praticamente quasi ogni giorno all’uscita da scuola la maestra mi aggiornava sui dispetti che il gruppetto, incluso mio figlio, aveva fatto agli altri bimbi, più calmi e tranquilli rispetto a loro.

Non vi nascondo che per me questa situazione è stata fonte di ansia. La maestra mi rassicurava parlandomi di una fase dovuta alla novità e all’età, oltre, ovviamente, al carattere ‘peperino’ di Francesco. In quei dispetti non c’era nulla di ‘cattivo’, non c’era nessuna volontà di fare del male agli altri, piuttosto un modo per affermare il proprio ‘io’ e anche di richiamare l’attenzione degli adulti. Rimedi? Pazienza, tenerezza e tanto dialogo.

Io e mio marito abbiamo seguito scrupolosamente i consigli della maestra, ma non vi nascondo che ci sono stati momenti di vero nervosismo in cui siamo stati tentati di seguire i cari, vecchi rimedi della nonna…Ma avrebbero sortito effetto? Chi lo sa.

Adesso è iniziata la scuola dell’infanzia e ciò ha significati una nuova classe, nuove maestre, nuovi amichetti. L’altro giorno la frase fatidica: “Francesco ha fatto qualche dispetto”. Ma non era solo una fase? E io che pensavo di avere superato (quasi) indenne i Terrible Twos (i terribili due anni, cosa sono e come sopravvivere?), e invece eccoci di nuovo a dover affrontare quei comportamenti che spiazzano un genitore a volte mandandolo letteralmente in crisi.

Ovvio che non faccia piacere sentirsi dire dalla maestra che tuo figlio, un soldino di cacio, ha disturbato e magari fatto male a un altro bambino. Personalmente quando questo accade nella mente inizia subito a illuminarsi una scritta al neon: “Sei un fallimento come madre”, ma non è così, non è affatto così. Perciò quest’anno cercherò di vivere la situazione in maniera più serena e, forse, anche adulta rispetto all’anno scorso.

Dimentichiamo le punizioni corporali tipiche del Medioevo, farebbero soltanto danni. Ma allo stesso tempo non facciamo passare sotto gamba quello che ci ha detto la maestra, soprattutto se non si tratta di qualcosa di episodico. Perché se avviene ogni tanto, ci sta: il carattere, la situazione, un momento di disagio, del resto anche il dispetto è un’espressione di un’esigenza che il bimbo sente in quel momento. A 3/4 anni ancora non riescono a gestire l’aggressività (e qui andiamo all’etimologia del termine ad-gredior, andare verso) e spesso la manifestano in un modo che non è quello che vorremmo noi adulti.

Se, però, i dispetti sono una costante allora c’è da fare tutto un lavoro anche a casa (gli insegnanti a scuola faranno la loro parte): manteniamo sempre la calma; non urliamo quando parliamo a nostro figlio perché altrimenti lo faremo soltanto agitare. Iniziamo a parlargli con un tono della voce fermo e mantenendo un’espressione del viso seria. Guardiamolo negli occhi, evitiamo sorrisi, carezze e abbracci: deve capire che non siamo arrabbiate con lui ma che, però, gli stiamo spiegando seriamente che quello che ha fatto a scuola è sbagliato perché ha fatto dispiacere delle persone.

Non usiamo troppe parole, non facciamo un discorso troppo lungo che lo annoierebbe distraendolo. Al momento è importante che capisca che non deve più fare i dispetti, le spiegazioni le rimandiamo a un altro momento quando sarete entrambi più sereni.

In questi casi è importante avviare un dialogo costruttivo con la maestra senza mai perdere di vista l’obiettivo che è l’educazione ma, soprattutto, la serenità del bambino. Non facciamo domande inutili del tipo chi ha iniziato per primo a fare i dispetti oppure a dire che il giorno prima anche nostro figlio ha ricevuto un calcio, non sono queste le informazioni di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo concentrarci sul nostro bambino, sulle sue emozioni ed esigenze: solo così i terribili two passeranno davvero, una volta per tutte.