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A 17 anni partorisce in casa e nasconde il feto nell’armadio

Orrore in Puglia. Un feto è stato ritrovato in un armadio dentro una busta di plastica, per poi essere riposto in una capiente borsa nera. Sarebbe stata una ragazza di diciassette anni a partorire – bambino o bambina, lo dovrà chiarire l’autopsia – e a nascondere il cadavere a casa della sorella e del cognato, ai quali era stata affidata. Ora tutti e tre i giovani sono accusati di occultamento di cadavere ed infanticidio.

Diciassettenne partorisce in casa e nasconde il feto nell’armadio: orrore in Puglia

Nuovo Quotidiano di Puglia riporta ulteriori dettagli riguardo la macabra scoperta. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, quattro giorni fa la ragazza ancora minorenne, in un’abitazione della zona 167 alla periferia di Squinzano, avrebbe dato alla luce una creatura, nata alla trentaseiesima settimana. Non si sa ancora se sia nata viva o morta: ciò che è certo, è che è stata immediatamente rinchiusa in una busta e nascosto in un armadio.

A dare l’allarme sono stati i medici dell’Ospedale in cui si era recata poco prima la ragazza diciassettenne, a causa dei forti dolori. Sottoposta a cure necessarie, ed incalzata dai ginecologi, alla fine la giovane mamma ha confessato: aveva da poco partorito in casa.

Accompagnata dai Carabinieri in casa, la giovane ha indicato la stanza e successivamente l’armadio in cui vi era la borsa contenente il feto. Erano le 21 di giovedì sera. E poi, la triste quanto macabra scoperta. Un feto, rinchiuso in una borsa, e abbandonato alla sua triste fine in quella stanza, in cui ancora visibili erano le chiazze di sangue.

L’accusa è di infanticidio e occultamento di cadavere

Attualmente la diciassettenne è ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia. Le dichiarazioni della ragazza, della sorella e del cognato – tutti e tre iscritti al registro degli indagati – sono al vaglio degli inquirenti. Il corpo senza vita del piccolo è stato sequestrato per eseguire gli esami necessari per capire le cause del decesso, cosi come il cellulare della minorenne che l’ha messo al mondo. Si sta cercando di capire chi fosse il padre di quella creatura morta ancor prima di cominciare a vivere.