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Depressione post-partum: negli USA una legge per aiutare le mamme

La depressione post-partum è una situazione comune a molte donne che, nel periodo immediatamente successivo alla gravidanza, cadono in una solitudine e senso di inadeguatezza che molte volte le spinge a non ammettere le proprie debolezze, quasi a vergognarsene. Da oggi però, per tutte le neo mamme che si trovano coinvolte in questa circostanza, la situazione cambia, almeno in America.

Dal Senato statunitense, infatti, è stata approvata una legge che prevede aiuti finalizzati a far uscire le giovani donne dalla crisi successiva al parto. La legislazione prende il nome di “Decreto per portare la depressione post-partum fuori dall’ombra” e, dopo aver avuto il via libera dalla Camera, è stata approvata anche dal Senato.

La proposta è diventata legge tenendo conto del fatto che negli USA oltre quattrocento mila donne ogni anno soffrono di depressione post-partum, ma solo il 15% tra loro riceve delle cure adeguate. Secondo il Ministero della Salute, nel nostro Paese le donne che dichiarano di soffrire di questo disturbo sono tra l’8% e il 12%.

Dati, tuttavia, che non sono affatto certi dal momento che molte neo mamme preferiscono non chiedere aiuto e non denunciare la propria condizione di disagio e sofferenza per paura di essere giudicate come cattivi genitori, semplicemente perché non si riesce ad affrontare il post parto in modo sereno.

Probabilmente le donne americane in quanto a coraggio vincono su noi italiane, tanto che è stata creata una legge appositamente per loro: la “madre” della legislazione, Kathrine Clarke, ha dichiarato all’Huffington Post di aver proposto la legge dopo aver conosciuto alcune donne che ne hanno sofferto, non dimenticando che non è solo la madre ad avere la malattia, ma i suoi effetti hanno un riverbero su tutta la famiglia“.

Chissà se il nostro Paese seguirà di pari passo lo Stato Americano, attuando una legislazione per tutte le mamme colpite da questo sofferente disturbo dell’umore di cui, nella maggior parte dei casi, non riescono a raccontare. Teniamo le dita incrociate!

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