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Davide, il maestro che non mette voti e non usa libri

Il recente rientro a scuola da parte degli alunni più piccoli ha creato una serie di dibattiti e proteste, talvolta portate avanti dalle stesse mamme, riguardo la questione se la mole di studio assegnata loro ed i compiti siano effettivamente utili all’apprendimento, o al contrario controproducenti. Oggi, in questa discussione, prende voce anche Davide, sociologo e maestro nella scuola primaria di Pombia, nel novarese, probabilmente sconosciuto ai più, almeno per il momento.

Nella sua classe, la quarta elementare, i suoi alunni non vengono valutati né con voti, né con le future lettere, che diventeranno il nuovo metodo di giudizio a partire dal prossimo anno scolastico: il maestro ha infatti sostituito al classico schema valutativo una griglia con alcune voci, in cui riporta un giudizio complessivo scritto sull’andamento dell’alunno.

Come riportato da Vanity Fair, “è’ una tabella di monitoraggio nella quale sono riportate le traduzioni più comprensibili degli obiettivi che su cui il ministero chiede di lavorare“, spiega il maestro, sottolineando come in questa griglia ci sia anche uno spazio riservato ai genitori, ed uno agli alunni stessi, che in questo caso avranno la possibilità di autogiudicarsi e di rendersi conto di quali e quante sono le loro eventuali lacune.

Un metodo che non deve essere assolutamente minimizzato, in quanto “i bambini sono molto seri nella valutazione :il loro giudizio viene combinato a quello degli insegnanti e dei genitori e dà conto della complessità della situazione di ognuno di loro. Ci sembra che in questo modo si possa raggiungere la valutazione più oggettiva possibile“.

Davide, inoltre, non utilizza nemmeno testi scolastici: “Partiamo dall’esperienza dei ragazzi. Ad esempio, per studiare la botanica andiamo al parco e partiamo dall’osservazione diretta sul campo. Poi io costruisco libretti che partono dall’esperienza dei ragazzi, che diventano il loro strumento personalizzato di approfondimento“, spiega.

Molti genitori si chiederanno come sia stato possibile che una “rivoluzione” del genere sia stata accettata dall’Istituto nel quale insegna: “l’ho semplicemente proposto in un collegio docenti. Ottenendo anche molti voti contrari, credo non perché i colleghi fossero davvero sfavorevoli alla mia proposta, ma per qualche dinamica relazionale“. Alla fine, il maestro è riuscito ad imporre nella sua classe il particolare metodo, condiviso da altri tre suoi colleghi.

Davide conclude affermando come il numero sia solamente una sintesi di un qualcosa che i bambini non capiranno mai fino in fondo: al contrario gli alunni devono imparare ad auto valutarsi ed a mettersi in discussione “con una percezione lucida di se stessi, che andrà oltre il voto“.

Studentessa a Tor Vergata, da sempre appassionata di giornalismo e comunicazione. Per Passione Mamma mi occupo di notizie d'attualità e curiosità sui bambini. Non ho ancora figli ma quando sarà il momento non sarò di certo una mamma impreparata!

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