foto_lavinia_farnese

Coronavirus, scrive alla bimba in grembo: “Ritroveremo insieme il sapore della vita”

Coronavirus, la commovente lettera di una futura mamma

Sta commuovendo la lettera scritta da Lavinia Farnese, giornalista di Vanity Fair, alla figlia che porta in grembo e che si prepara a nascere ai tempi del coronavirus. La donna racconta, con grande poesia e realtà, cosa significa aspettare un figlio quando fuori il mondo è fermo, nel tentativo di combattere e sconfiggere quel mostro invisibile quale il COVID-19.

La lettera di Lavinia, tra poesia e realtà

Ti fai sentire soprattutto la sera, le giostre di quand’ero bambina nella pancia. 
Il sole, dalla finestra di casa, di solito ha appena esaurito i suoi ultimi raggi su Milano. E mentre ti accarezzo nel buio, per vedere se rispondi, mi chiedo quanto ti arrivi nel tuo silenzio lì dentro di questo silenzio qui fuori.

foto_donna_incinta

inizia così la lettera di Lavinia, che fa immediatamente riferimento al silenzio di una città viva come Milano dovuto all’isolamento e alla quarantena imposta per tentare di contenere il contagio da COVID-19.

Eppure, scrive la futura mamma, doveva essere una primavera assolata e felice

in cui mi sognavo di portarti a fare una passeggiata in spiaggia, un tuffo in acque ancora cristalline, e invece non abbiamo fatto in tempo.

foto_donna_incinta

Leggi anche: Partorire ai tempi del Coronavirus: la lettera di un’ostetrica alle partorienti. “Non abbiate paura, lasciatevi andare”

Il virus e l’Italia “chiusa come i corpi”

E invece, tutto questo non è possibile. Colpa di un virus invisibile, spiega Lavinia, che toglie il respiro e attacca gli organi vitali. Ed è per colpa di questo stesso virus, che da più di un mese l’Italia è in lockdown, chiusa

come i corpi, gli abbracci che non possiamo più darci. Riguarda l’intero pianeta.

E mentre ogni giorno i numeri dei contagi e dei deceduti sembrano essere quelli di un bollettino di guerra, la gente affacciata ai balconi non perde la speranza ed aspetta

come un piccolo miracolo che riavvolga il nastro e ci faccia tornare indietro a quando potevamo andarci a mangiare una pizza, il sabato sera, o svegliarci una domenica, guardarci negli occhi con il caffè ancora fumante e dirci: «Portami al mare».

L’attesa del miracolo

Al momento, spiega realisticamente Lavinia alla bimba che porta in grembo, questo miracolo è ancora lontano. Ecco perché probabilmente, quando la piccola nascerà, nessuno tra i parenti e gli amici della giornalista potrà abbracciarla.

Leggi anche: Coronavirus, scrive al papà in quarantena: la commovente lettera di una bimba

La nascitura si chiamerà Sveva.

Sveva mi fa venire in mente il riverbero della luce che creava tantissimi infiniti luccichii sul celeste del Mar del Nord, e tu eri solo un puntino di quelli che si è attaccato in me, in quel viaggio da Copenaghen a Malmö.

La lettera di Lavinia si conclude con un messaggio di speranza e conforto, convinta che prima o poi tutto questo passerà. E così, spiega alla piccola in grembo,

conoscerai il glicine, il pesco e la lavanda che qui si stanno preparando a te e nonostante tutto stanno fiorendo. Come risaccano le onde, quando montano, e si avvicinano a riva. Il rumore che fanno. Il loro bianco sfrontato nel vento impetuoso d’inizio settembre. Il fuoco e la neve che verranno, d’inverno.

Lavinia e Sveva, saranno piene di prime volte.

E lo ritroveremo insieme, piano. Il sapore buono della vita.