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Coronavirus in Europa: perché in Italia ci sono più contagi?

Al momento, in Italia si registrano più di 4600 casi di contagio da Covid-19, e i numeri aumentano di ora in ora.

La sensazione è che nel nostro Paese i contagi siano superiori a tutti gli altri Stati Europei. Ma perché? Vediamolo insieme.

I numeri del Covid-19

In tutto il mondo, in questo momento, i casi accertati di positività al virus sono 100.001, con più di 3400 morti.

In tutta l’UE, la maggior parte dei contagi proviene dall’Italia Settentrionale.

Per capire perché l’Italia abbia più casi rispetto al resto dell’Europa, riportiamo le parole di tre esperti, intervistati da “Il Corriere della Sera”.

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I numeri verdi regionali da chiamare, come consigliato dal Ministero della Salute

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Coronavirus in Italia: da quanto tempo?

Il primario del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, nonché professore di Malattie infettive dell’Università degli Studi di Milano, Massimo Galli ritiene che il virus sia arrivato in Italia già alla fine di gennaio, nonostante il “paziente zero” non sapesse di essere tale. Da quel momento, si è diffuso in quella che oggi è diventata “zona rossa” e, quando ce ne siamo accorti, era già troppo tardi.

Galli, ha dichiarato, infatti:

Ci siamo accorti del fuoco quando l’incendio aveva già bruciato gran parte del primo piano, ma si è trattato di una situazione casuale che sarebbe potuta avvenire in altre parti del mondo. Nelle settimane precedenti al manifestarsi del focolaio diversi pazienti in condizioni gravi sono stati ascritti a complicanze delle patologie di stagione, ma probabilmente la causa era Sars-Cov-2.

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Il covid-19 soprattutto in Italia: perché?

Il professore di Igiene dell’Università degli Studi di Firenze, Paolo Bonanni ha dichiarato:

Al momento non sappiamo perché in l’Italia si sia verificato il picco di contagi e non siamo riusciti a ricostruire le tappe dell’arrivo dell’infezione, perché nei primi tempi non si è attivato il tracciamento dei casi con sintomi respiratori. I controlli venivano riservati a chi proveniva dalla Cina o aveva avuto contatti con cinesi.

Bonanni, che è anche membro della Società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica, ha aggiunto che i cosiddetti “super diffusori” potrebbero essere stati anche più di uno. Con questo termine si indicano quei soggetti nei quali il virus si replica e può contagiare gli altri più velocemente.

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L’Italia fa più controlli rispetto agli altri Stati?

Il direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi, nonché virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco ritiene che, in Italia, abbiamo capito la gravità della questione quando era troppo tardi e, da quel momento, abbiamo iniziato a fare più tamponi rispetto agli altri Stati.

Molti Paesi infatti hanno scelto di sottoporre a tampone solo i soggetti sintomatici, in quanto più pericolosi in termini di trasmissione ad altri. Peraltro va detto che l’epidemia ha coinciso con un’epidemia influenzale caratterizzata soprattutto dai virus H1N1 e N3N2, che danno effetti respiratori pesanti. Credo che anche in Cina ci sia stata inizialmente una difficoltà legata a questo aspetto: alcuni pazienti possono essere stati ritenuti erroneamente a vittima di patologie stagionali.

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Come andrà a finire?

Certo, al momento, l’Italia ha più contagi rispetto al resto dell’Europa, ma non è detto che fra qualche settimana non si possa ribaltare la situazione. Purtroppo, l’epidemia ha un’espansione globale.

Ciò che è certo è che gli altri Paesi si troveranno, probabilmente, in una posizione diversa perché avranno già da seguire delle disposizioni che noi, per primi, abbiamo adoperato.

Ad ogni modo, è fondamentale per tutti noi seguire con estrema attenzione tutti gli accorgimenti. Se non stiamo attenti, arriveremo a un punto molto critico. Vale la pena armarsi di pazienza e comportarsi seguendo le norme alla lettera.

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Le norme da seguire, come consigliato dal Ministero della Salute

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