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Coronavirus, i pediatri: “Un bambino su due asintomatico, servono test”

Coronavirus, l’allarme dei pediatri: “Un bambino su due è asintomatico”

Un bambino su due è asintomatico. Ecco perché, proprio i più piccoli, potrebbero essere facili veicoli di contagio del coronavirus. A dirlo è la Società italiana Medici Pediatri (Simpe), che ha calcolato che gli infanti asintomatici o paucisintomatici positivi variano, ad oggi, dal 47% ad oltre il 50%.

Coronavirus, i dati riguardanti i bambini

Dall’inizio dell’epidemia al 10 aprile, i casi di contagio che hanno coinvolto giovani di età compresa tra gli 0 ed i 18 anni sono stati solo 2.040. Nel dettaglio, stando ai dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, 880 casi si sono registrati nei ragazzi dai 12 ai 18, mentre in ciascuna delle altre tre fasce (0-1, 2-6, 7-11) sono stati circa 400. Tra questi, solo per il 7,0% è stato necessario il ricovero in ospedale.

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Tuttavia, nonostante i numeri apparentemente bassi, i bambini attualmente positivi al COVID-19 potrebbero essere molti di più.

Ad oggi tutti i soggetti sotto i 18 anni sembrano i meno colpiti dal contagio, ma dobbiamo capire se questa minore evidenza è dovuta al fatto che ai bambini vengono effettuati meno tamponi, perché spesso poco sintomatici oppure perché la malattia dura pochi giorni

ha spiegato Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri.

L’esperto ha anche voluto segnalare il mancato controllo, da parte di alcuni dipartimenti di prevenzione, ai sintomi tipici da coronavirus nei bambini.

Capita anche che il bambino viene contattato dopo qualche giorno per fare il tampone, quando i sintomi principali ormai sono sfumati.

Tutto ciò rende inevitabilmente difficile la loro individuazione. Ecco perché, in vista del rientro a scuola – presumibilmente a settembre – gli esperti temono che i più giovani potrebbero essere portatori ideali del virus.

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Sappiamo che i bambini non hanno manifestazioni cliniche importanti, salvo qualche eccezione. Eppure, andare ad indagare l’incidenza del Covid potrebbe rappresentare la chiave di volta del problema: soprattutto nella fase di ripresa delle scuole, proprio per poter andare a spegnere i focolai in maniera mirata

ha ammesso il presidente della Simpe Giuseppe Mele.

Coronavirus, le mamme possono trasmettere il virus?

Un altro interrogativo a cui stanno cercando di rispondere gli esperti è il presunto contagio verticale dalla donna incinta al feto. Nonostante sia stato ribadito più volte che nella maggior parte dei casi nascono figli sani anche da gestanti positive al COVID-19, ha fatto riflettere il recente caso di Aosta dove una donna positiva ha partorito un bimbo, nato a sua volta positivo.

La maggior parte dei bambini che nascono da mamme positive non risultano contagiati

ha assicurato Fabio Mosca, direttore di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale, all’Irccs Ca’Granda ospedale maggiore policlinico di Milano e presidente della Società italiana di neonatologia.

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L’esperto ha ribadito che, al momento, non esistono prove certe di trasmissione mamma-figlio, né attraverso il parto né tramite l’allattamento. In ogni caso, per le mamme positive è consigliabile tenere il bimbo almeno tre metri di distanza e utilizzare prodotti specifici per il lavaggio delle mani.