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Congedo papà: il Governo lo prolunga da 2 a 5 giorni

Solo qualche giorno fa l’Inps – Istituto Nazionale Previdenza Sociale – aveva avanzato una richiesta di “paternità” obbligatoria consistente in quindici giorni di congedo obbligatorio nel primo mese di nascita del piccolo con sanzioni per tutti i neo genitori che non avessero usufruito di questo bonus; qualche ora fa è stato approvato in Commissione Lavoro, e si attende la conferma della Commissione Bilancio, l’emendamento che prevede l’estensione del congedo per i neo papà da due a cinque giorni.

Sembra dunque che il tanto dibattuto tema della paternità sia caro alle istituzioni, che si stanno adoperando affinché il congedo parentale possa giovare anche ai papà, in maniera migliore. La Legge di stabilità varata dall’attuale Governo aveva infatti stabilito per un anno i due giorni di paternità obbligatoria attualmente in vigore.

Oggi, revisionando la stessa, si è deciso di estendere l’emendamento introducendo tre giorni in più di congedo obbligatorio, ugualmente pagati. A sostenere la tesi, convinta che gli attuali due giorni di paternità obbligatoria siano pochi, è anche la presidente della Camera Laura Boldrini, che come riporta Il Corriere della Sera, si chiede “che condivisione della genitorialità può esistere se si concedono al papà 48 ore per stare vicino al proprio figlio?“, ricordando come “il nostro è tra i congedi di paternità più brevi d’Europa“.


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Al contrario, c’è chi definisce eccessivo sancire l’obbligo di paternità. Tra questi Emma Bonino, convinta che “bisogna stare attenti a non entrare troppo nelle scelte individuali dei cittadini“. Posizioni contrastanti, dunque, quelle che si interrogano sulla giusta e necessaria efficienza del congedo parentale paterno.

Nell’attesa che l’emendamento venga approvato o respinto dalla Commissione Bilancio, Titti de Salvo, prima firmataria della proposta, ricorda come “l’utilizzo del congedo di paternità in quanto una maggiore condivisione di compiti familiari aumenta la possibilità per le donne di restare al lavoro, con ricadute positive per l’economia nel suo insieme, e nello stesso tempo aumenta il benessere e l’equilibrio degli stessi bambini“.