foto_mamma_bambina

Come spiegare l’omosessualità ad un bambino

I genitori si trovano spesso a confrontarsi e misurarsi con i propri figli su argomenti più o meno importanti ed impegnativi, e spesso cadono nell’errore di sottrarsi a questo impegno perché l’argomento è troppo spinoso o troppo fantastico. Uno degli argomenti più difficili è sicuramente l’omosessualità. Difficili poiché purtroppo la società, nonostante sia molto più aperta all’argomento rispetto a cinquanta anni fa, ostacola moltissimo. Forse per un retaggio culturale insanamente impiantato, o per retaggio religioso volutamente imposto.

Ma l’omosessualità, come la disabilità, l’eterosessualità è un dato di fatto, esiste, fa parte di noi. Ed è da questo presupposto che i genitori dovrebbero partire, cioè dal concetto di diversità non come elemento di discriminazione ma come elemento di comunione che può solo arricchirci con le sue sfumature ed aspetti.

Spiegare al bambino l’omosessualità mettendolo di fronte al fatto che la diversità può essere il colore della pelle come il gusto sessuale, partendo però dal fatto che anche lui stesso è diverso perché ha i capelli ricci piuttosto che lisci, vuole dire educarlo “all’altro”, educarlo a rispettare l’altro, educarlo alla non discriminazione e quindi ad un mondo migliore.

Le domande poste dai bambini sono solo domande, e non hanno nulla a che vedere con i condizionamenti dei genitori. Chiedere ad un genitore “chi è un gay”, è una domanda simile a “come nascono i bambini”. Sono i genitori che con l’atteggiamento stabiliscono in quel preciso istante cosa insegneranno ai loro figli, cosa è la normalità e cosa non lo è, infondendo loro anche con il solo imbarazzo, un preconcetto.

Spesso non occorrerà spiegare nei dettagli cosa sia l’omosessualità, servirà semplicemente parlare di ciò che è lecito da ciò che non è lecito con lo stesso vigore con cui si filtrano i messaggi positivi e negativi sulla criminalità, sulla droga oppure sulla pace e sulla collettività. E l’omosessualità è lecita perché non danneggia nessuno. È innata. Non è che non parlandone “si è al sicuro” da eventuali scelte.

Altra reticenza poi sull’argomento, è l’eventualità che il proprio figlio sia gay. Insegnare al bambino invece che può scegliere di essere ciò che vuole, lo si lascia esprimersi quietamente senza incorrere in tormentosi e successivi dilemmi esistenziali di cui proverà vergogna.

Infatti, purtroppo sono gli adulti il grande problema. Adulti ancorati e vincolati a strani e immotivati pregiudizi. Sensibilizzare un bambino solo ed esclusivamente al bambino disabile o con sindrome autistica che non viene invitato alle feste (ci sono numerosissimi post in rete sull’argomento) equivale a dire che questo tripudio di buoni sentimenti riguarda solo una categoria. Di fatto, ripetutamente ci sono bambini discriminati per motivi banalissimi, sostenuti da questi genitori altrettanto banali, che entrano nel loop “degli sfigati”, alla stregua di bambini con tendenze omosessuali o semplicemente con atteggiamenti che forse nel corso degli anni sparirebbero anche. Non basta cambiare le leggi dunque, non è sufficiente. Devono cambiare le persone.

Apertura, ascolto e comunicazione contro chiusura, tabù e bacchettonaggine, sono queste la vera sostanza di cui dovrebbe essere fatto un genitore.

Carl Jung disse: “I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi”.

Ivana Di Giacomo