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Come responsabilizzare i bambini

E’ il mestiere più bello del mondo, quello che gratifica maggiormente, ma non siamo ipocriti: essere genitori è anche il mestiere più faticoso del mondo, e non parliamo solo delle fatiche fisiche che comporta stra appresso a un trottolino scatenato per parecchie ore al giorno. Ci riferiamo all’impegno di natura mentale e morale assolutamente necessario per trasformare un bimbo sdentato e piagnucolante in un ometto, prima, in un uomo, domani. E una delle prime fasi in cui s’imbattono un padre e una madre è certamente l’impegno a responsabilizzare il proprio figlio, un processo essenziale per il futuro ma che inizia fin dalla più tenera età.

Una prima regola generale, che dovrebbe valere per tutto il processo educativo di un figlio, è che i bambini sono delle spugne, assorbono tutto ciò che vedono nella loro quotidianità, comportamenti compresi. Questo vuol dire che, oltre alla giusta dose di affetto e severità (come essere loro amici ma anche severi?), dobbiamo dare noi il buon esempio: se siamo noi i primi irresponsabili, stiamo pur certi che lo saranno anche i nostri figli.

Ciò non vuole dire che dobbiamo essere dei ‘generali’, sempre lì con il fiato sul collo dei bambini a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, prevenendo ogni loro potenziale errore. Certi errori, ovviamente piccoli e commessi senza l’intenzione consapevole di compiere un danno, servono a crescere e a sviluppare in loro la consapevolezza di aver sbagliato per non ripetere più lo stesso comportamento.

E’ importante parlare con i propri figli, anche se possiamo avere il sospetto che non ci capiscano perfettamente vista la giovane età. Nonostante ciò, l’educazione deve avere una dimensione empatica e non una coercitiva basata sul potere fisico dell’adulto rispetto al bambino oppure sulle minacce (anche se dovessero restare solo teoria).

E’ importante che il genitori trovi un canale di comunicazione diretto con il figlio, saprà scegliere lui il più adatto in base all’età del bambino, ma è soprattutto in questo modo, con l’esempio pratico e le spiegazioni, che sarà possibile raggiungere gli obiettivi, anche quello di responsabilizzazione.

Che non dev’essere un compito straziante, al contrario possiamo avvalerci anche di qualche strategia divertente che renderà tutto più facile.

Se, per esempio, in casa abbiamo un amico a quattro zampe, chiediamo a nostro figlio di prendersene cura spiegandogli che gli animali, come le persone devono essere nutriti e curati. Dunque spieghiamogli che gli stiamo dando un compito ‘da grande’, molto importante, e che se l’animale sarà trattato come si deve, lo ricompenserà donandogli una montagna di affetto. Ovviamente noi saremo presenti per aiutare il bimbo a portare a termine questo compito fino a quando non diventerà totalmente autonomo.

Mettiamo in evidenza quando il bambino fa qualcosa che va oltre i normali compiti che gli vengono assegnati. Se, per esempio, oltre che a sparecchiare la tavola decide di aiutarci anche a lavare i piatti, scriviamolo sul un bel foglio appeso a una parete creando, così, ‘il muro delle responsabilità’.

Assegniamo ai nostri figli piccole faccende domestiche in base ai loro interessi. Se adorano stare all’aperto, chiediamo di raccogliere le erbacce che ci sono in giardino. Oppure facciamo aiutare con il fratellino minore. E non dimentichiamo mai di ringraziarlo per l’aiuto prezioso che ci ha dato.