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Come insegnare ai bambini l’ottimismo

Ottimisti si nasce? Ebbene no, piuttosto s’impara fin da piccoli direttamente in famiglia. Perlomeno è il risultato a cui è giunto un gruppo di ricercatori delle università della California e di Norfolk secondo cui non è una dote innata ma la si acquisisce tra le pareti domestiche nei primi 5 anni di vita.

Andando nel dettaglio dello studio, sembra che ogni bambino abbia una determinata disposizione d’animo in base all’educazione ricevuta in famiglia. Mamma e papà ottimisti e pieni di entusiasmo? Inevitabilmente anche i loro figli cresceranno e affronteranno la vita con la stessa verve positiva.

Dunque, sarà il caso che ai nostri piccoli impariamo non soltanto l’educazione e una corretta alimentazione, ma anche che le situazioni della vita andrebbero affrontate sempre con il sorriso sulle labbra e immaginando, se non sempre un lieto fine, una soluzione comunque soddisfacente.

Diciamo che generalmente tutti i bambini sono, o sembrano, ottimisti. Per loro tutto ha sempre un finale roseo e anche di fronte a una marachella ( attenzioni che con le punizioni diventano Pinocchio) cercano di giustificarla mai con parole negative. Tuttavia fin dagli 8 anni nel carattere di un individuo può subentrare anche una vena pessimista, soprattutto a causa proprio dei modelli che ha di fronte a sé più costantemente nel tempo, dunque la famiglia.

E’ qui che interviene l’importanza di un’educazione ottimista. Se di fronte a un fatto brutto il genitore lo presenta al figlio come qualcosa che non cambierà mai e che è dipeso da lui, il bimbo farà sua la convinzione che le cose negative durano per sempre e che sono provocate da chi le subisce. Piuttosto un episodio che non sia eccessivamente positivo va spiegato al bambino come qualcosa di temporaneo, dovuto a una serie di fattori non tutti riconducibili a lui e che è possibile modificare, migliorare.

Non diamo per scontato che nostro figlio, solo perché è piccolo, debba avere sempre l’umore alle stelle. Chissà quante volte capiterà un’emozione negativa (imparare a gestirle rende più sereni): in quel caso non dobbiamo far finta di non vederla o di nasconderla, piuttosto aiutiamolo a capire, e a farlo noi stessi, perché di certi momenti di rabia e frustrazione. In questo modo crescerà più serenamente sapendo che esistono anche i momenti no e che vanno semplicemente compresi e affrontati.

L’ottimismo si impara in famiglia, ma ovviamente viene messo alla prova fuori dal nido: alimentiamo le sue amicizie, facciamo in modo che le viva con passione così acquisterà una maggiore fiducia negli altri e in sé stesso.

Un bambino ottimista è un che non ha paura di esplorare perché sa che la sua mamma non si arrabbia se si sporcherà la tuta giocando con il fango o si bagnerà tutto ‘tuffandosi’ in una pozzanghera. Crescerà percependo la vita come una scoperta e non come un pericolo.

Le critiche distruttive (viva quelle costruttive!) minano la fiducia dei bambini e il loro entusiasmo verso la vita. Di fronte ai loro errori guai a non prenderli in considerazione, ma non li attacchiamo in maniera drastica, insegniamo a ragionarci sopra e a capirne la causa per non ripeterli ancora.

Infine, un bimbo sereno è uno che si fida delle proprie capacità: fidiamoci anche noi di lui e puntiamo una bella fiche sul suo senso di autonomia (come insegnarla?).