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Come far dormire un bambino 12 ore

È il dubbio e il desiderio di ogni genitore: come si riesce a insegnare al bambino a dormire 12 ore? Vi racconto come ho fatto io con i miei due bambini, in 5 mosse. La più importante? Secondo me la numero 2.

  1. Li incoraggio a dormire durante il giorno.
  2. C’è chi sostiene che il bambino deve essere stancato ad ogni costo, per poi dormire meglio di notte: per me, è l’esatto contrario! Se un bambino è troppo stanco, dormirà peggio anche di notte. Ho sempre incoraggiato i miei bambini a dormire o rilassarsi non appena capivo che erano stanchi.

  3. Li porto a letto presto.
  4. E quando dico “presto”, intendo presto per davvero: non le 21.30, non le 20.30… i miei figli, di 1 e 2 anni e mezzo, vanno a letto al massimo alle 19.30. Quando lo racconto in giro, c’è sempre qualcuno che sgrana gli occhi. “Perché?”, mi chiedono, come se si trattasse di un problema grave o io fossi pazza. Il motivo è che i miei bambini cenano alle 17.30 e questo perché al nido pranzano alle 11 e fanno merenda alle 14.30… Se mangiano alle 17.30, dalle 18 cominciamo la routine dei bagnetti e subito dopo sanno che la giornata è finita.

    In effetti, su qualsiasi manuale dedicato al sonno dei più piccoli, si legge che “il bambino dovrebbe dormire 12 ore per notte”, ma spesso ai bambini piccoli è anche chiesto di svegliarsi, come gli adulti, intorno alle 7, per andare dai nonni o al nido: come possono imparare a dormire 12 ore se vengono messi a letto magari alle 22?

  5. Gli spazi.
  6. Ho la possibilità di far giocare i bambini in una stanza separata rispetto alle camere: in sostanza, utilizziamo la loro cameretta quasi esclusivamente per il sonno. Sono abbastanza sicura che per un bambino piccolo sia piuttosto semplice capire il contesto e la funzione di un certo luogo: quando ci si avvicina alla zona dei giochi, per esempio, si mette in posizione vigile, pronto a ridere appena vedrà il suo giocattolo preferito; così quando ci si dirige verso la sua cameretta si prepara a rilassarsi.

  7. Ciuccio e nanna.
  8. Non si tratta di lasciare il bambino solo nel suo lettino: da un certo momento in poi, però, il piccolo gradualmente può imparare ad essere autonomo e a gestire le fasi cicliche di sonno leggero, che ognuno di noi vive nel corso della notte, trovando una serie di gesti personali: i miei sono abituati a cercare, nel lettino, il ciuccio e un pupazzo che noi chiamiamo “nanna”.

  9. E se si svegliano o si agitano di notte…
  10. Non corro al primo rumore, ma ovviamente sono da loro in un momento, per rassicurarli, farli bere e sistemare loro le coperte, senza sbuffare per non farli sentire “in colpa” di qualcosa.

Toscana, 34 anni, giornalista da più di 10, sono mamma di Giovanna e Damiano. Su PassioneMamma.it trovate il diario settimanale della mia seconda gravidanza e tanti articoli che nascono dalla vita di tutti i giorni di una "bis-mamma". Email: a.fedeli@passionemamma.it

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