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Come affrontare il tema della violenza in tv con i bambini

Le società tecnologicamente avanzate sono caratterizzate da veloci e incontrollabili modifiche. In tali società alcuni cambiamenti hanno introdotto i mass media. L’“informazione sul presente” si è affiancata all’“informazione sul passato”, garantita, seppur saltuariamente, da giornali, libri e dalla comunicazione orale.

La televisione, soprattutto, è stato lo strumento che ha fatto percepire e afferrare tale processo rivoluzionario. Essa, infatti, ha introdotto l’immagine all’immediatezza delle notizie.

La televisione, quindi, è considerata lo strumento più adatto per soddisfare l’esigenza di doversi informare, in modo quasi permanente, sulla complessità del mondo circostante. Il suo modello di comunicazione, però, non è interattivo; è verticale o unidirezionale, mono direzionale. Il piccolo schermo ci permette di poter osservare il mondo comodamente seduti sulla poltrona del nostro salotto, nonostante le continue evoluzioni in tal senso.

Ognuno dovrebbe non solo prendere coscienza della pericolosità, quando c’è, dei messaggi televisivi, ma anche tentare di scongiurare ogni forma di condizionamento; solo così sarebbe possibile difendersi non solo dalla persuasione ma anche dalla manipolazione, che agisce principalmente sui nostri bambini.

La televisione ha certamente assunto una funzione educativa nel corso degli anni, ma non raramente tale mass media ha assunto il ruolo di “cattiva maestra” , mostrando la violenza e l’ aggressività in film, programmi e cartoni.

Talvolta, appare che alcune immagini non diano la possibilità di riflettere e di prendere coscienza riguardo ciò che compare sullo schermo; piuttosto, esse agiscono sull’inconscio, incrementando qualsiasi eventuale forma di aggressività o tendenza ad atti poco civili.

Come potremmo risolvere ciò alla base? A tal proposito, molti studiosi hanno approfondito la questione attraverso contributi personali e proposte, più o meno concretizzabili.

Curiosa era l’idea di Popper , che si fece il portatore della tesi secondo cui i mass media devono essere sottoposti ad una rigorosa censura e affermò che chiunque faccia televisione, deve necessariamente essere organizzato ed avere una patente, un’abilitazione.

Bisognerebbe fondare una pedagogia dei mass media e liberare, in tal modo, il teleutente, educandolo all’uso intelligente e creativo della televisione, da ogni forma di condizionamento, così da incentivare le attenzioni genitoriali sui figli in situazioni di questo calibro.

Basterebbe educare genitori e figli all’uso del telecomando: ogni canale può rappresentare un motivo di formazione e di crescita. Anche nell’applicazione di tali mezzi di comunicazione, la possibilità di scelta potrebbe essere utilizzata in modo formativo e, quindi, non deleterio.

Consigli pratici? Decidere insieme cosa guardare e spiegare ai bambini il perché di quella scelta o, ancora, limitare rigorosamente le ore in cui guardare la televisione (evitando assolutamente la tarda serata) e presenziare sempre al momento di questo “attimo di svago”. Far capire ai bambini che ciò che si vede in televisione (e anche nei videogiochi) non corrisponde sempre alla realtà e, soprattutto, che non deve essere imitato.

Naturalmente, solo quotidianamente si può capire quale e quanto sia l’importanza del problema, cercando sempre di essere presenti mentre il bambino è sul divano, davanti la tv. Spesso, ricordiamolo, la colpa del male dei figli sono proprio i genitori che “parcheggiano” i bambini davanti un film, dimenticando che loro sono come delle spugne, apprendono e fanno tutto ciò che vedono.