assegno maternità

Assegno di maternità dei Comuni: come avere 1694 euro dopo il parto

Assegno di maternità dei Comuni

Il legislatore tutela la maternità con una serie di disposizioni a favore delle lavoratrici. Per le mamme non occupate, ha previsto l’assegno di maternità dei Comuni. Vediamo quali sono i requisiti per ottenerlo.

La legge 488/1999 ha istituito l’assegno di maternità dei Comuni. Ne hanno diritto le mamme non occupate e quelle lavoratrici non beneficiare di altri trattamenti economici per la maternità. L’assegno spetta anche a chi gode di un trattamento economico inferiore rispetto all’importo dell’assegno. In questo caso verrà corrisposta la quota differenziale.

L’arrivo di un bebè è una grande gioia ma anche motivo di preoccupazione per le famiglie a basso reddito. Le spese da sostenere non sono poche. La legge di stabilità ha voluto garantire un sostegno ai nuclei familiari economicamente più deboli, tutelando la donna sia essa lavoratrice che casalinga con il bonus mamma disoccupata.

assegno maternità dei comuni

Inps e i Comuni

L’erogazione della maggior parte dei contributi a sostegno del reddito familiare avviene di concerto tra Inps e i Comuni. La domanda per ottenere l’ assegno maternità deve essere presentata al Comune di residenza della donna, tramite patronato, pur venendo pagato dall’Inps. Si tratta di un assegno di maternità per disoccupate e per mamme casalinghe che non lavorano.

I requisiti richiesti sono: essere cittadina italiana, o comunitaria, o extracomunitaria in possesso del permesso di soggiorno. La domanda deve essere presentata entro sei mesi dal parto o dall’entrata in famiglia del minore, adottato o in affidamento, di età inferiore a 6 anni; di età inferiore ai 18 anni nei casi di affidamento o adozione internazionale.

L’assegno è pari a 5 mensilità da 338,89 Euro al mese. Questi soldi sono erogati, una volta approvata la domanda dal comune di residenza, dall’Inps in un’unica soluzione da 1694,145 Euro. Per poter fare richiesta bisogna avere un reddito Isee non superiore a 16.954,95 euro.

Assegno maternità

La legge di stabilità 2017 prevede anche un assegno maternità per le mamme con lavoro precario o disoccupate, con almeno 3 mesi di contribuzione per il periodo compreso tra i 18 ed i 9 mesi precedenti la nascita del figlio o dall’entrata in famiglia del minore adottato o in affido.

Si tratta di un contributo previdenziale statale, erogato dall’Inps. Oltre ai requisiti contributivi, la donna deve essere cittadina italiana, o comunitaria o extracomunitaria in possesso del permesso di soggiorno.

Può beneficiare di questo assegno maternità anche il padre che abbia l’affidamento esclusivo del figlio, o in caso di abbandono della madre, che abbia i requisiti contributivi richiesti per la madre. L’erogazione avverrà a seguito delle verifiche, da parte dell’ente erogatore, sulla situazione familiare.

Inps e Comune

Inps e Comune. Rivolgendosi al patronato del Comune di residenza è possibile ottenere le informazioni afferenti i contributi economici previsti per il sostegno alla maternità. Sulla base della valutazione dell’ultima dichiarazione Isee, la mamma disoccupata può chiedere una delle due forme di contributi economici tra l’assegno Naspi o quello Asdi.

In base al reddito e alle peculiarità del nucleo familiare sono previsti una serie di contributi. Tra questi l’ assegno primo figlio. Per i nuovi nati entro il 31 Dicembre 2017 è possibile presentare la richiesta per l’assegno di natalità Inps. Un contributo calcolato in base al reddito.

Per i nuclei familiari con un reddito annuo pari o inferiore a 7 mila euro, sarà versato un assegno di 160 euro mensili. Per i redditi che arrivano a 25 mila euro, il contributo previsto è di 80 euro mensili.

Indipendentemente dal reddito, a partire dal 7° mese di gravidanza, la donna può chiedere il contributo maternità denominato bonus bebè 2017. Un sostegno economico pari a 800 euro per le spese afferenti la gravidanza ed il parto per tutte le mamme lavoratrici, disoccupate e casalinghe.


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La domanda va presentata direttamente all’Inps o tramite patronato, entro 90 giorni dal parto o dall’ingresso in famiglia del bambino adottato o in affido.