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Aborto farmacologico: l’interruzione di gravidanza con la pillola abortiva

Aborto farmacologico per l’interruzione di gravidanza: come funziona

L’aborto farmacologico consente l’interruzione di gravidanza volontaria tramite l’assunzione di farmaci. Stiamo parlando della pillola abortiva, che viene assunta per porre fine alla gravidanza senza sottoporsi ad un intervento chirurgico. E’ una delle opzioni che le donne hanno a disposizione se intendono abortire volontariamente e dunque bisogna fare chiarezza su questo argomento, da molti ancora poco conosciuto. Vediamo quindi come abortire se si prende questa decisione, e quali sono le strade che si possono intraprendere, per poi approfondire l’aborto farmacologico.

Interruzione gravidanza volontaria: aborto farmacologico e chirurgico

L’interruzione di gravidanza, che in alcuni casi può avvenire con un aborto spontaneo, può a volte dipendere da una scelta volontaria della donna. Le cause possono essere molteplici e di diversa natura, legate a situazioni personali o ad anomalie del feto. Le donne che scelgono l’interruzione di gravidanza volontaria devono sapere che è regolata da una legge emanata nel 1978. Bisogna rivolgersi ad un ginecologo non obiettore che dovrà valutare le motivazioni di questa scelta. Dopodiché il medico dovrà compilare un certificato in cui deve essere attestata la gravidanza della donna, nonché la sua volontà di procedere con l’interruzione. Il certificato deve essere sottoscritto dalla donna e dal ginecologo. Con questo ci si può rivolgere alle strutture ospedaliere autorizzate a procedere con l’aborto volontario. Qui vengono fornite le due metodiche per l’interruzione di gravidanza: l’aborto farmacologico e quello chirurgico. La scelta tra le due dipende anche dalle settimane di gestazione. L’aborto tramite pillola abortiva non può essere praticato oltre le 7 settimane di gravidanza, ed è meno invasivo. Il metodo chirurgico può essere utilizzato nelle settimane successive, fino a 12 settimane più 6 giorni di gravidanza. Di seguito vediamo il video della Dott.ssa Francesca Testa, ginecologa del Centro Medico Santagostino sul tema dell’aborto volontario.

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Aborto farmacologico: come si pratica

Come si pratica l’interruzione di gravidanza tramite aborto farmacologico? Come abbiamo visto, si può procedere entro e non oltre le 7 settimane di gravidanza. E’ prevista la somministrazione di due pillole per abortire. Si tratta di un farmaco abortivo, che porta al distacco del sacco embrionale, e di un prostaglandinico. Quest’ultimo ha il compito di indurre le contrazioni uterine per espellere l’embrione, il sacco amniotico e la placenta, che è nelle sue fasi iniziali di formazione. In Italia questa tipologia di interruzione di gravidanza viene effettuata all’interno di ospedali autorizzati, in cui è presente personale medico specializzato in tali procedure. Si può procedere con l’aborto farmacologico entro le 7 settimane di gravidanza. In alcuni casi si opta per questa tipologia di aborto per l’interruzione terapeutica di gravidanza, oltre il primo trimestre.

foto aborto volontario

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Pillole per abortire: i farmaci usati per l’interruzione di gravidanza

Sono due le pillole per abortire che la donna deve prendere per interrompere la gravidanza. La prima ad essere assunta è la pillola abortiva, il mifepristone, conosciuto con la sigla RU486 ostacola l’attività del progesterone. Quest’ultimo, nelle prime fasi della gravidanza, è importantissimo per lo sviluppo del sacco embrionale. Ostacolando il suo compito, la pillola abortiva fa sì che il sacco si stacchi in blocco arrivando dunque all’aborto. Dopo circa 36-48 ore dall’assunzione della pillola abortiva, l’aborto farmacologico prosegue con l’assunzione di un farmaco analogo della prostaglandine. Si può assumere per via vaginale il gameprost, sotto forma di ovuli, o per via orale il misoprostolo, che è una compressa. Questi farmaci fanno avviare le contrazioni uterine per espellere l’embrione, la placenta in formazione e il sacco amniotico.

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Effetti collaterali dell’aborto farmacologico e controindicazioni

L’aborto farmacologico, prevedendo l’assunzione di farmaci, può portare ad alcuni effetti collaterali. Tra i più diffusi troviamo il dolore addominale, dovuto alle contrazioni uterine necessarie ad espellere l’embrione. Normale è anche il sanguinamento vaginale, che può presentarsi per diversi giorni a seguito dell’assunzione delle pillole per abortire. Possono presentarsi anche diarrea, nausea e vomito, vertigini, mal di testa e crampi gastrointestinali. Ci sono dei casi in cui la pillola per abortire è sconsigliata. Ad esempio, in caso di gravidanza extrauterina, l’aborto farmacologico non è praticabile. Le pillole non possono essere assunte in caso di allergia ai componenti che contengono. L’aborto farmacologico non può essere effettuato da pazienti con diabete, problemi di coagulazione o in caso di terapia anticoagulante in corso. Inoltre va evitato anche da chi usa la spirale intrauterina. Saranno comunque i medici ad indirizzare la donna in base alla sua condizione di salute.

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