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Rottura delle acque in gravidanza: cosa fare quando avviene?

Rottura delle acque in gravidanza

La rottura delle acque più o meno al termine della gravidanza, è abbastanza comune. Può generare un po’ di preoccupazione per la futura mamma, che all’improvviso può ritrovarsi a perdere liquido. Nonostante ci si prepari per nove mesi a quello che potrebbe succedere, di fronte a queste situazioni, talvolta, si hanno dei dubbi su cosa fare. Oggi vediamo come e quando avviene la rottura delle acque in gravidanza, se e quando preoccuparsi, e cosa fare in queste occasioni. Ciò che è certo è che, una volta rotte le acque, il bambino nascerà di lì a poche ore.

Gravidanza: cos’è la rottura delle acque?

La rottura delle acque o delle membrane, consiste nella fuoriuscita di liquido dal sacco amniotico. All’interno di questo è presente il bambino. Quando si rompono le acque vuol dire che il parto è vicino. Questo accade dunque al termine della gravidanza oppure nel corso del travaglio. Ma come accorgersi della rottura delle membrane? Si avverte all’improvviso una sensazione di bagnato, che viene riconosciuta nettamente dalla donna in dolce attesa. Può accadere che non ci si renda conto della rottura delle acque? In alcuni casi si può essere in dubbio. Il sacco amniotico, nella maggior parte delle situazioni, si rompe in basso. Questo genera un’abbondante perdita di liquido, difficile da confondere con altro. Se il sacco amniotico si rompe in alto, è invece possibile che la fuoriuscita del liquido sia decisamente più graduale e scarsa. In tal caso, se si ha un dubbio, è bene contattare il proprio medico o recarsi comunque in ospedale. Nel video che segue il Dott. Nello Figliolini, specialista in Ostetricia e Ginecologia, parla della rottura delle acque.

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Rottura delle acque prima del travaglio: cosa fare

La rottura delle membrane nel corso del travaglio avviene generalmente con le contrazioni. Dunque una contrazione può provocare tale rottura che è del tutto normale. A volte però la rottura delle acque in gravidanza si verifica prima del travaglio e dunque cosa fare? Ciò avviene prima che le contrazioni siano avviate e la cosa da fare è sicuramente quella di recarsi presso l’ospedale scelto per la nascita del proprio bambino. Questo avviene perché è necessario monitorare la situazione. L’integrità delle membrane comporta che l’ambiente in cui si trova il bambino sia sterile e protetto da eventuali agenti patogeni esterni. E’ possibile che in ospedale si decida di somministrare una terapia antibiotica in presenza di fattori di rischio o meno, fin da subito o dopo qualche ora. E’ importante valutare anche il colore del liquido amniotico. Se questo è trasparente, non dovrebbe esserci alcun problema. Nel caso in cui il liquido fosse verde o con tracce di sangue, è fondamentale monitorare le condizioni del bambino in maniera tempestiva. Inoltre, dopo la rottura delle membrane, se il travaglio non inizia autonomamente, dopo circa 18 ore si decide generalmente di indurre il parto.

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Rottura delle acque volontaria: quando si pratica

Talvolta è possibile che si decida di optare per la rottura volontaria delle membrane, chiamata amnioressi. Sarà il personale medico a determinare tale necessità che può dipendere da un travaglio molto lento, oppure quando le membrane del sacco amniotico sono molto resistenti. Rompere le membrane aiuta a velocizzare il travaglio in quanto questo fenomeno comporta la produzione dell’ormone prostaglandine, che stimolano le contrazioni. Si opta per la rottura delle acque volontaria anche per valutare il colore del liquido amniotico. Se questo non è infatti trasparente, può indicare sofferenza fetale. In questo caso bisognerà accelerare il più possibile i tempi del parto.

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