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Toxoplasmosi in gravidanza: sintomi e prevenzione

Toxoplasmosi in gravidanza

La toxoplasmosi è un’infezione molto comune tra la popolazione, ma, se contratta in gravidanza può essere pericolosa per il feto. Per questo, se la futura mamma non l’ha mai contratta in passato, è tenuta a seguire delle norme igieniche più restrittive quando maneggia e ingerisce alcuni cibi. Provocata da un parassita chiamato toxoplasma gondii, la toxoplasmosi in gravidanza è una malattia molto rischiosa che può provocare gravi danni al feto non solo nel primo trimestre, ma lungo tutto il corso della gravidanza. In particolare, c’è il rischio che questa venga trasmessa al feto attraverso la placenta, causando malformazioni o altri danni permanenti.

Toxoplasmosi in gravidanza: cos’è e come viene contratta

In alcuni Paesi, compresa l’Italia, è molto comune contrarre la toxoplasmosi in gravidanza. Questa infezione, infatti, è causata dall’ingestione di carni crude, come gli insaccati, oppure frutta e verdure crude contaminate da tale batterio. La carne cruda è un alimento a rischio perchè l’animale da cui deriva potrebbe essere stato infetto. Frutta e verdura, invece, spesso sono contaminate a partire dal terreno e arrivate a tavola possono non venir lavate sufficientemente. Una volta contratta l’infezione, la persona diventa immune ed è altamente improbabile che ne sia affetta una seconda volta. Ecco perchè, all‘inizio della gravidanza, la gestante è sottoposta a toxo test per verificarne i pregressi medici.

foto toxoplasmosi Toxo test

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Toxoplasmosi in gravidanza: i sintomi

La toxoplasmosi si verifica molto spesso senza sintomi. Quando, invece, è manifesta, i sintomi sono simili a quelli di una sindrome influenzale. Essendo, perciò i segnali della malattia subdoli, spesso la persona non si accorge di avere contratto l’infezione. La donna infetta può avvertire febbre, giramenti di testa, una sensazione di debolezza accompagnata da dolore alle ossa. Anche i linfonodi potrebbero gonfiarsi, così come il fegato e la milza. I sintomi della toxoplasmosi in gravidanza non sono diversi da quelli riportati da una persona non incinta. Le conseguenze, invece, sono diverse e ben più gravi.

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Toxoplasmosi, IGG e IGM: come leggere il toxo test

All’inizio della gravidanza e, successivamente, ogni mese durante la gestazione, la futura mamma è chiamata a sottoporsi ad un esame del sangue, il toxo test. Questo esame si basa sull’osservazione dei livelli degli anticorpi che possono segnalare, da un lato, (IgG) se c’è stata un’infezione in passato, e dall’altro, se è in corso un’infezione in quel momento (IgM). I risultati del toxo test restituiscono quattro diverse combinazioni possibili di questi due valori. Nel primo caso sia le IgG che le IgM sono assenti. Questo significa che la donna non è immune, ma non è nemmeno infetta. Nel secondo caso, le IgG sono assenti, e le IgM presenti. Ciò significa che non c’è stata una infezione pregressa ma è agli inizi. Se entrambi i valori, IgG e IgM, sono presenti, l‘infezione è in corso oppure è passata da poco. Il migliore dei casi è quando si registrano le IgM assenti e le IgG presenti perchè significa che la donna è immune e non sono necessarie tutte le precauzioni igieniche necessarie in gravidanza per chi non ha avuto l’infezione.

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Test della toxoplasmosi positivo in gravidanza: cosa fare

La toxoplasmosi, se contratta in periodi non sospetti, non ha ripercussioni, e, anzi, rende la persona immune da successive infezioni. Se contratta in gravidanza, invece, può causare problematiche molto serie. Questo accade perchè, con diversa probabilità in base all’epoca gestazionale, l’infezione può attraversare la placenta ed infettare il feto. Durante il primo trimestre la placenta è più spessa, ed è meno probabile che l’infezione passi al feto. Se questo succede, però, è possibile che si verifichino danni molto gravi, come la morte fetale, o l’aborto spontaneo, o anche gravi malformazioni. Nel terzo trimestre è sempre più plausibile che l’infezione venga trasmessa al feto. Si parla di una probabilità tra il 70% e il 90%. Tuttavia, in questa epoca gestazionale gli effetti della malattia hanno esiti più leggeri. Cosa fare, dunque, in caso di toxo test positivo? Innanzitutto è consigliabile eseguire un secondo test. Se il test di controllo dovesse confermare l’infezione, il personale medico inizierà tempestivamente una terapia antibiotica per proteggere il bambino. Nel corso della gravidanza, inoltre, la futura mamma si sottoporrà ad alcuni esami, come l’amniocentesi, che stabiliranno se è avvenuto il contagio.

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Come evitare di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza

Se la gestante non è immune alla toxoplasmosi, deve prestare attenzione ed evitare ogni rischio. Dovrà lavare accuratamente frutta e verdure se consumate crude, utilizzando particolari disinfettanti o il più naturale bicarbonato. Queste sostanze sono in grado di rimuovere il parassita dopo un ammollo di circa 15 minuti. Si dovrà, inoltre, fare attenzione alla carne cruda, poichè l’animale poteva essere infetto. Nella preparazione della carne, o anche della semplice verdura, è necessario evitare la contaminazione degli utensili da cucina, ad esempio toccando il cibo cotto con ciò che aveva toccato la carne cruda. In gravidanza, inoltre, bisogna prestare attenzione all’igiene delle mani, soprattutto dopo aver fatto giardinaggio o aver toccato il terreno. In basso un video sulla toxoplasmosi in gravidanza.

Toxoplasmosi in gravidanza: rischi per il feto

Contrarre la toxoplasmosi è un evento frequente. Se contratta in gravidanza, questa malattia può portare a danni anche di grave entità. Innanzitutto, se l’infezione passa al feto attraverso la placenta durante il primo trimestre, si possono verificare gravi malformazioni, ma anche aborto spontaneo o la morte fetale. Dal secondo trimestre in poi è più probabile che la toxoplasmosi si estenda al feto, ma è anche minore l’impatto sul bambino. Molte donne, in questo periodo, abbassano la soglia di attenzione sulle pratiche igieniche, pensando di essere ormai al sicuro dalla toxoplasmosi in gravidanza. E’ dimostrato, invece, che anche durante le ultime due settimane di gestazione persiste il rischio per il feto di riportare danni neurologici, problemi alla vista, o convulsioni. Se il feto risulta infetto, la madre dovrà sottoporsi ad esami approfonditi, e anche il bambino, dopo la nascita, dovrà essere monitorato per un anno anche se privo di segni visibili della malattia. Nel video, una descrizione delle conseguenze delle infezioni contratte in gravidanza, tra cui la toxoplasmosi.

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Toxoplasmosi: il gatto è responsabile?

Per anni si è additato il gatto come principale responsabile della trasmissione della toxoplasmosi in gravidanza. In effetti, il gatto è uno degli animali che corre il rischio di infettarsi con il patogeno e, successivamente, può espellerlo nel terreno o nella lettiera, se vive in casa. Questo ha fatto si che, per eccesso di precauzione, molte donne in gravidanza si liberassero del proprio animale. In realtà è molto difficile che a trasmettere l’infezione sia proprio il gatto. Questa, infatti, è contratta principalmente da esemplari giovani e abituati a cibarsi fuori casa di piccole prede. Inoltre, è sufficiente limitare i contatti della gestante con la lettiera per prevenire il contagio, che avviene attraverso le feci dell’animale.

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