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Concezioni dello sviluppo del bambino

Quelle di Jean Piaget, Lev Vygotskij e Jerome Bruner sono le teorie più significative che riguardano lo sviluppo del bambino. I tre pensieri offrono immagini di bambini molto diverse tra loro: la teoria di Piaget fa pensare ad un bambino “logico”, il pensiero di Vygotskij rimanda ad un bambino “culturale” mentre Bruner pensa ad un bambino “narrativo”. Vediamo insieme che cosa significa.

Jean Piaget

Lo psicologo Piaget è noto per la sua teoria dello sviluppo. Egli ha suddiviso in tre grandi periodi lo sviluppo cognitivo del bambino.

Assimilazione e accomodamento

Assimilazione e accomodamento sono i due processi complementari studiati da Jean Piaget. È attraverso questi che il soggetto è in grado di modificarsi e, di conseguenza, adattarsi ai cambiamenti.
Con l’assimilazione un evento della realtà esterna viene integrato nella struttura mentale dell’individuo. Ad esempio, se un bambino di pochi mesi esplora il mondo portando gli oggetti alla bocca allora, quando si troverà davanti un nuovo giocattolo, procederà allo stesso modo.
Solamente con l’accomodamento avviene una vera e propria modificazione: seguendo l’esempio precedente, il bambino integra un nuovo giocattolo nella sua struttura interna attraverso nuovi coordinamenti tra dita e bocca.

Piaget stadi

Gli stadi di Piaget sono:

1) Lo stadio senso motorio, che va dalla nascita fino ai 18-24 mesi.

2) Lo stadio dell’intelligenza rappresentativa, che va dai 18-24 mesi fino agli 11-12 anni.

3) Lo stadio operatorio formale che va oltre gli 11-12 anni.

Sviluppo senso motorio

Il primo grande periodo studiato da Piaget risulta articolato e contraddistinto da azioni che via via diventano sempre più complesse. Il bambino non percepisce la differenza tra sé e il mondo circostante. Il periodo sensomotorio si suddivide ulteriormente in sei sottostadi:

a) Esercizio dei riflessi. La vita del neonato è caratterizzata, tra gli altri, dal riflesso di suzione e da quello di prensione. Toccando la guancia del bambino, egli volterà la testa cercando la mammella; oppure stringerà solo gli oggetti che sfioreranno la sua mano.

b) Reazioni circolari primarie. I comportamenti del bambino, in questa fase, possono essere considerati dei prolungamenti dei riflessi citati precedentemente, tuttavia le azioni del bimbo portano a nuovi risultati. Concretamente, se il piccolo sta smettendo di piangere e rimane colpito da un suono che ha prodotto, allora cercherà di ripeterlo.

c) Reazioni circolari secondarie. Il bambino tra i 4 e gli 8 mesi impara a svolgere un’azione aspettandosi determinati risultati. Finalmente la sua attenzione viene rivolta anche all’esterno e non solo a se stesso. Egli “riesce a mettere in atto comportamenti orientati a far durare spettacoli interessanti” (Liverta Sempio, 2014). Il bimbo sa creare gli effetti sonori che vuole sentire scuotendo i giocattoli e aspettandosi, quindi, un dato effetto.

d) Applicazione delle reazioni circolari secondarie a situazioni nuove. Il bambino impara ad aver chiari i suoi obiettivi: nella pratica è in grado di raggiungere un oggetto spostando ed evitando tutti quelli che gli impediscono di raggiungere il suo obiettivo. Le sue azioni sono intenzionali.

e) Reazioni circolari terziarie. Mentre prima le azioni del bambino servivano a riprodurre situazioni già conosciute, ora egli può produrre nuovi scenari. Questo è dato dal fatto che il piccolo ha imparato ad utilizzare oggetti e giocattoli come più gli aggrada.

f) Invenzione. Il bambino si approccia a situazioni nuove inventando soluzioni senza ricorrere a comportamenti già conosciuti. I tentativi di risoluzione dei problemi giungono subito a buon fine. Il bimbo immagina e crea dentro di sé la soluzione giusta.

Concezioni dello sviluppo

Stadio dell’intelligenza rappresentativa

Durante questa fase il bambino impara a rappresentare gli oggetti dentro se stesso. Ciò vuole dire che non ha più bisogno di avere gli oggetti a portata di mano, ma se li raffigura mentalmente nonostante la distanza e l’impossibilità di vederli. Il bimbo può immaginarsi una macchina, ad esempio, solamente facendo il gesto di guidare. Questo stadio si suddivide in:

a) Stadio preoperatorio. Il bambino impara a rappresentare il mondo attraverso disegni e immagini. In questo periodo il bambino vede le cose esclusivamente dal proprio punto di vista.

b) Stadio operatorio concreto. Tra i 7 e gli 11 anni circa, il bambino porta avanti ragionamenti propri e modifica e cambia idea (pensiero reversibile). Il fanciullo ha bisogno di incontrare gli altri nella propria vita, di giocare e cooperare con loro.

Stadio operatorio formale

Lo stadio operatorio formale comincia a partire dagli 11-12 anni. Si tratta di un pensiero ipotetico, basato su ragionamenti e ipotesi non concrete. È il tipico pensiero adolescenziale, capace di rivolgersi al futuro senza certezze.

Vygotskij

Lev Vygotskij porta con sé un pensiero del tutto innovativo per la Russia degli anni Venti. Egli viene considerato il padre della Scuola storico-culturale, nata proprio nel territorio russo. Secondo questa corrente psicologica la mente umana viene influenzata dal contesto ambientale in cui il soggetto vive.

Per Vygotskij, la vita mentale si esprime, in primo luogo, nell’interazione con gli altri” (Liverta Sempio, 2014). Nel concreto, le esperienze che il bambino svolge a casa e a scuola non sono neutre bensì ne condizionano fortemente lo sviluppo.

Zona di sviluppo prossimale

Avendo introdotto l’importanza della condivisione di esperienze di vita, non si può non citare la zona di sviluppo prossimale. È all’interno di questa zona che si realizza lo sviluppo del bambino. Di cosa si tratta?

La zona di sviluppo prossimale è uno spazio entro il quale il bambino può crescere e migliorarsi; rappresenta la differenza tra quello che il bimbo può fare in autonomia e quello che farebbe se fosse aiutato da una persona adulta. L’adulto di riferimento può essere un genitore, un educatore oppure un insegnante: non vi sono regole, l’importante è che il bambino si senta coinvolto e riconosciuto nella loro relazione. “Il bambino che opera da solo si trova al più basso livello della ZPD. Al contrario, se affiancato da un adulto, egli sta operando, invece, al grado massimo di tale Zona“. La persona adulta al fianco del bambino svolge un’attività denominata scaffolding, cioè sostegno, infatti il suo aiuto deve essere regolato in base al grado di sviluppo raggiunto dal piccolo.

Concezioni dello sviluppo

Jerome Bruner

Lo psicologo americano Bruner è noto per essere considerato il padre della psicologia culturale. Jerome Bruner torna a riflettere sul concetto di significato, si interroga sul modo in cui le persone attribuiscono un senso al mondo e a se stessi.

Bruner pensiero

Gli esseri umani formano dentro sé i significati e gli strumenti simbolici che utilizzano si trovano esattamente dove sono sempre stati, ossia radicati nella cultura. È la cultura a plasmare la mente umana; è la cultura a cui l’uomo si adatta“.

Nel concreto, in che modo è possibile dare un senso a se stessi? Bruner evidenza l’importanza della narrazione.

Narrazione

La narrazione si pone a metà strada tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Narrando, raccontando, si ricostruiscono i fatti e si modifica il passato: così gli si dà valore e così si formano i ricordi. Jerome Bruner ha notato che le esperienze dell’uomo vengono organizzate sotto forma di racconto. Nel parlare di sé le persone non evidenziano date o luoghi, bensì emozioni. Sono queste ultime che fanno della narrazione una buona narrazione.

I tre studiosi citati hanno compreso l’importanza del dialogo e dell’ascolto nel corso dei loro studi. Sia Vigotskij che Bruner si sono rivelati studiosi estremamente innovativi.
È importante pensare che lo sviluppo del bambino proceda in maniera sequenziale, senza tuttavia cadere mai nella standardizzazione. Esistono fasi che, crescendo, il bambino segue – come dimostra Piaget, tuttavia è importante che il piccolo venga stimolato anche da parte della famiglia e della scuola proprio perchè i tre studiosi hanno evidenziato l’importanza degli stimoli che provengono dall’esterno.

Sono laureata in Scienze dell'educazione e sono appassionata di lettura e di scrittura: scrivo da quando ero bambina, metto nero su bianco tutto ciò che mi passa per la testa! PassioneMamma è diventata l'occasione per unire la mia più grande passione alle riflessioni sui più piccoli, il cui mondo mi affascina.

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