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La storia della Befana da raccontare ai bambini

La storia della Befana

Tutti conoscono la Befana, la vecchina che a bordo di una vecchia scopa riempie le calze dei bambini nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio. Ma quanti conoscono la sua storia? Dove vive la Befana? Chi sa da dove proviene e perché appare così… malandata? Perché porta carbone ai bambini? Molti genitori si domandano tra l’altro se sia opportuno far credere ai bambini che esiste la Befana. In effetti, è davvero un brutto momento quando scoprono la verità dall’amichetto dispettoso o da un cugino più grande. Se da genitori state vivendo tutto questo, può esservi d’aiuto raccontare al bambino lala vera storia della Befana! Può essere una valida alternativa e può consolare il vostro bambino!

Befana

Nella religione cristiana, l’Epifania (termine greco che significa “manifestazione nella persona di Gesù”) rievoca la visita dei Re Magi a Gesù Bambino con i doni di oro, incenso e mirra. La Befana, che è una figura folkloristica, non è in alcun modo assimilabile alla festività religiosa; vi è tuttavia una leggenda che fa di questo personaggio una delle protagoniste di questa festa.

La leggenda della Befana narra che durante il loro viaggio per Betlemme, i Re magi bussarono alla porta di una casa per chiedere indicazioni. Venne ad aprire la porta una donna molto anziana che però non fu in grado di dare loro alcun aiuto. I tre Re, allora, le chiesero di unirsi a loro ma lei rifiutò perché molto indaffarata in casa. I Re Magi ripartirono ma la vecchia signora si pentì quasi subito della sua risposta affrettata e decide di andarli a cercare.

Purtroppo la vecchia signora non riuscì a trovarli e da allora, offrì un dono ad ogni bambino nella speranza che fosse Gesù bambino.

Ecco dove abita la Befana!

storia Befana

Calzette della Befana

L’iconografia della Befana la descrive come una donna molto anziana, brutta e aggrinzita dall’età. Con un naso prominente e pochi denti. Di certo, la Befana non è mai bella!

Si racconta che il suo aspetto da “vecchia” sia la raffigurazione simbolica dell’anno che lasciamo alle spalle. In molti Paesi europei, con l’arrivo dell’anno nuovo, è tradizione bruciare un fantoccio dagli abiti vecchi e logori; in Italia, questa tradizione viene ancora rispettata, ad esempio, a Bologna e a Gallipoli.

Il termine Befana è già diffuso in Italia nel 1300, soprattutto in Toscana e nel Lazio settentrionale. Richiama da sempre la tradizione religiosa di Santa Lucia per i doni ai bambini, e di San Nicola. La Befana quindi non è scorbutica e antipatica!Con i bambini è sempre amorevole e buona!

La sua immagine ha quindi subìto nel tempo numerose distorsioni: vuoi vedere che la Befana sia pure simpatica? Tra l’altro, la vera Befana porta dolci, frutta candita e giocattoli e riempie grandi sacchi di juta disfatti e slabbrati che quindi ricordano solo delle calze!

buona befana

Festa della Befana

L’origine della sua festa si ritrova in una serie di riti propiziatori pagani risalenti tra il VI e X secolo e legati al ciclo stagionale dell’agricoltura. Successivamente, la Chiesa di Roma condannò tutti i riti e le credenze pagane ma la festa venne gradualmente inserita per raffigurare il dualismo tra il bene e il male. La Befana assunse quindi varie personificazioni.

Oggi, in tutta Italia, la Befana viene celebrata con varie manifestazioni: di solito, un figurante si cala dal campanile nella piazza del paese. Oppure delle donne travestite da nonnine donano dolci, caramelle e frutta candida ai bambini nelle strade. Celebre ormai è la festa della Befana a Roma, in piazza Navona.

La notte in cui arriva la Befana i bambini sono notoriamente trepidanti d’attesa. Perché non aspettarla cantando la filastrocca sulla befana per eccellenza?

“La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte,
il cappello alla romana,
viva viva la Befana!”.

Operatrice sociale impegnata da diversi anni nel sostegno alla genitorialità, trovo il mio lavoro interessante e stimolante. Chi mi conosce mi descrive come una persona empatica e accogliente. Il mio motto è “La vera forza non è cadere mai ma rialzarsi sempre dopo ogni caduta”.

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