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Urlare ai bambini non serve a nulla

Urlare ai bambini non serve a nulla

Si parla spesso di quale sia il metodo migliore per farsi ubbidire dai propri figli senza dover alzare la voce. Non esiste una regola universale; esistono, però, degli accorgimenti grazie ai quali è possibile evitare lo strillo. Urlare ai propri figli può capitare. Spesso l’esasperazione e la stanchezza sono tali che l’unica strada da percorrere sembra essere quella di alzare la voce per farsi ubbidire.

All’atto di urlare segue, poi, il senso di colpa al quale si cercherà di rimediare con una estrema dolcezza e maggior accondiscendenza. In realtà, l’atto di urlare spaventa il bambino e influisce negativamente sulla sua autostima e nel rapporto che si ha con lui.

Il bambino al quale si è urlato è un bambino che crescerà pensando di meritare quel tipo di trattamento e niente di meglio. Egli potrebbe pensare che il genitore non lo ami più come prima. Crederà, inoltre, di dover alzare anche lui la voce per ottenere ciò che desidera.

Insomma, in poche righe sono emersi molti aspetti negativi del gridare ai bambini.

Essere autoritario VS essere autorevole

Innanzitutto, che cos’è l’autorità? L’autorià è diversa dal potere; essa è un insieme di qualità possedute da qualcuno, grazie alle quali è possibile ricevere il consenso volontario da parte degli altri. Il potere, invece, viene esercitato scavalcando l’altro anche in maniera illegittima.

Essere autoritario ed essere autorevole sono due concetti ben diversi tra loro. La persona autoritaria è quella che esercita il proprio potere sull’altro. L’altro – in questo caso, i figli – non ha nessuna voce in capitolo e non può esprimere il proprio parere. Non vi è uno scambio equo; non esiste comunicazione.

Al contrario, la persona autorevole è una persona che ascolta l’altrui opinione; è in grado di dosare fermezza e ascolto. La persona autorevole è degna di rispetto.

Da un modello autoritario ad un modello ancora da definire

In passato, il più delle volte il rapporto tra genitori e figlio era impostato sulla paura: esistevano rapporti autoritari nel vero senso del termine. Ora per fortuna le cose sono cambiate, anche se il modello utilizzato al giorno d’oggi non è ancora chiaro. Alcuni genitori sembrano essere più accondiscendenti, al limite del servizievole.

Rimane il fatto che la persona che grida è una persona insicura, che deve ricorrere ad un urlo per farsi ascoltare. Nel suo caso l’insicurezza viene bilanciata con forti dosi di autorità.

Urlare ai bambini non serve a nulla

Come devono essere le regole affinché siano ascoltate

I bambini hanno bisogno di regole. “In genere un bambino fatica a contenere i suoi impulsi socialmente inaccettabili e deve imparare a farlo nel corso del tempo; se è il genitore che interviene a dargli dei limiti questo compito gli sarà facilitato.“, sostiene la psicologa clinica Alba Marcoli.

Ma in che modo devono essere dati dei limiti, delle regole?

1) Chiarezza. Le regole devono essere chiare. Ad esempio, dire “Fai il bravo” è troppo vago. Che cosa dovrebbe fare esattamente? È meglio comunicargli con precisione ciò che ci aspettiamo da lui: “Non interrompere gli altri quando parlano”.

2) Coesione. I limiti da imporre al bambino devono essere condivisi in famiglia. È fondamentale che il piccolo comprenda che mamma e papà sono alleati. Sentire che i propri genitori non condividono le stesse regole potrebbe essere fonte di confusione per il bimbo.

3) Regole realistiche ed adeguate all’età. Le regole devono essere adatte all’età del bambino. Se il bimbo ha 4 – 5 anni, le regole saranno poche e legate alla sua vita quotidiana. Prima di stabilire una regola è necessario domandarsi: “Riuscirà il bambino a fare ciò che gli viene richiesto?”. Chiedere ad un bambino di tre anni di riordinare tutta la stanza da solo, ad esempio, sarebbe impensabile.

4) Coerenza. Le regole stabilite devono rimanere tali. Cambiare idea o modificare la regola per evitare, ad esempio, i capricci quando si è fuori casa, non è coerente. Il bambino comprende fin da subito che quella regola è negoziabile e inizierà a non prenderla più sul serio.

Inoltre, pretendere dal bambino cose che nemmeno noi adulti rispettiamo è difficile. I bambini tendono a fare ciò che fanno i genitori e a dire ciò che dicono i genitori.

Se il bambino grida, tu abbassa la voce

Quando il bambino grida perchè qualche suo desiderio non viene realizzato, è possibile che alzi la voce per farsi sentire. Rispondere ad un urlo con un altro urlo è cosa molto spontanea. In realtà, abbassare la voce di fronte al suo urlo sembra essere la scelta migliore. Il bambino si chiederà il perchè di quel cambio di tono e, soprattutto, capirà che esistono diversi modi per comunicare.


Leggi anche: Come farsi ubbidire dai bambini senza urlare


Ricorda di dare valore alle emozioni del bambino

Qualunque origine abbia il capriccio di tuo figlio, ricorda che lì dietro si nasconde un desiderio. Anche se irrealizzabile. Anche se la cosa, per te genitore, non ha senso. Ricorda di comprendere le emozioni del bambino. Se è arrabbiato o se sta piangendo, semplicemente dirgli “Ti capisco” allevia la sua frustrazione, facendogli capire che l’adulto è dalla sua parte. Con dolcezza e fermezza è possibile comunicargli “Capisco quanto tu ti senta arrabbiato, non è bello sentirsi così. Però ora è arrivato il momento di spegnere la TV”.

Il bambino che vede riconosciuti i suoi sentimenti è un bambino rispettato e che imparerà a rispettare.

Sono laureata in Scienze dell'educazione e sono appassionata di lettura e di scrittura: scrivo da quando ero bambina, metto nero su bianco tutto ciò che mi passa per la testa! PassioneMamma è diventata l'occasione per unire la mia più grande passione alle riflessioni sui più piccoli, il cui mondo mi affascina.

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