studio neonatologia

Come stimolare l’intelligenza del neonato

Come stimolare l’intelligenza del neonato?

Nei primi mesi di vita del bambino, molti genitori si chiedono cosa fare per stimolare e sviluppare la sua intelligenza. Trattandosi di neonati, per “intelligenza” intendiamo la capacità di raggiungere le tappe fondamentali per il suo sviluppo sensoriale, motorio e affettivo. Vediamo insieme, quindi, come i genitori possono aiutare il bambino in questo percorso.

Lo sviluppo sensoriale

Diversi studi hanno confermato come il contatto fisico, specie con la mamma, contribuisca in maniera determinante allo sviluppo motorio, affettivo ed immunologico. Il consiglio è quello di massaggiare e accarezzare il bambino tutte le volte che si può e di creare delle routine durante la giornata. Ad esempio, utilizzando un olio per il massaggio dopo il bagnetto. I consultori o centri per le famiglie, tra l’altro, offrono spesso corsi di massaggio infantile e sono utilissimi per imparare a farlo correttamente.

Per stimolare l’udito, possiamo parlare al bambino con diversi toni e volumi di voce. Oppure usare sonagli o maracas, ad una distanza adeguata per non infastidirlo. Suonando prima vicino all’orecchio destro, poi sinistro, in alto e in basso. L’odore della mamma è il primo che il bambino imparerà a riconoscere, per cui è fondamentale -ad esempio prima dell’allattamento- avvicinarlo a sé per qualche secondo. Durante il bagnetto, possiamo avvicinare al suo naso degli oggetti profumati.

E infine la vista: il primo senso a svilupparsi ma l’ultimo a concludersi pienamente. Per incrementarne lo sviluppo, utilizziamo più spesso oggetti bianchi, neri e rossi. Sono i primi colori che i neonati percepiscono.

Neonato

Lo sviluppo motorio

I neonati devono imparare a conoscere tutto del proprio corpo e dello spazio in cui si muovono. Per stimolare ad esempio la muscolatura del collo, può essere utile tenere il bambino a pancia in giù e mostrargli oggetti vistosi o rumorosi, prima da un lato e poi dall’altro.

Le classiche giostrine nella culla sono ideali per rinforzare i movimenti oculari e il contatto visivo. A questo seguirà la capacità di afferrare gli oggetti, intorno ai tre mesi: aiutiamolo quindi, avvicinando i giochi in modo che possa esercitarsi a prenderli.

Dopo il primo mese di vita, prima o dopo il cambio pannolino, possiamo anche afferrare le braccia (e le gambe) e muoverle dolcemente verso l’alto o verso il basso, aprendole e chiudendole. Possiamo ripetere questa sequenza cinque o sei volte.

Lo sviluppo del linguaggio

Può sembrare precoce parlare di linguaggio se si pensa ad un neonato. In realtà, molte ricerche hanno confermato che è fondamentale parlare tanto ai bambini, già dai primi mesi. Molto utili all’obiettivo sono anche le canzoni e le letture. A partire dai tre mesi, possiamo già sfogliare un libro con figure semplici e descrivere le immagini.

Ne sono convinti i ricercatori della Stanford University che hanno seguito per mesi un gruppo di bambini. Nel test, i bambini con genitori “loquaci” dimostravano maggiori capacità cognitive rispetto agli altri.

È inoltre molto importante accompagnare con parole dolci ogni attività rivolta a lui e fatta in sua presenza. La ninna nanna, ad esempio, cantata prima di ogni notte, lo aiuterà a familiarizzare con il suono delle parole.
Maggiore è la stimolazione sensoriale, più veloce risulterà l’apprendimento di nuovi concetti da parte del bambino.

Lo sviluppo affettivo

Non meno importante dello sviluppo fisico è quello affettivo. Guardarlo negli occhi, chiamarlo per nome e sorridergli, già nei primi mesi di vita, contribuirà a rendere sempre più salda la relazione con il bambino. Non temiamo di viziarlo se lo teniamo spesso in braccio: nella prima infanzia, il contenimento fisico (e di conseguenza emotivo) è un bisogno primario del bambino!

Di competenza emotiva, per i neonati, non si può ancora parlare. Tuttavia, l’adulto deve esercitare da subito la sua capacità di entrare in contatto con il piccolo. Successivamente, sarà possibile cominciare a parlare con lui di emozioni per aiutarlo a riconoscerle e padroneggiarle.

Operatrice sociale impegnata da diversi anni nel sostegno alla genitorialità, trovo il mio lavoro interessante e stimolante. Chi mi conosce mi descrive come una persona empatica e accogliente. Il mio motto è “La vera forza non è cadere mai ma rialzarsi sempre dopo ogni caduta”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *