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3 casi in cui la nascita di un figlio divide la coppia

Tre casi in cui un figlio divide la coppia

Pensare che un figlio unisca la coppia è una credenza che non sempre rappresenta la realtà: un bambino unisce la coppia se la stessa è già forte, se i suoi meccanismi sono buoni ed è presente una buona comunicazione. In caso contrario, il rischio è che la nascita di un figlio mini un equilibrio già precario. La stabilità che si era creata tra due individui ora deve lasciar spazio ad una terza persona, per cui la ridefinizione di un nuovo equilibrio è necessaria.

Il desiderio di maternità

Il desiderio di maternità è un istinto naturale con il quale si tende all’accudimento dell’altro. È il bisogno di sopravvivere e di procreare; è il desiderio di crescere una nuova vita. Un vero e proprio atto di generosità.

Qual è il momento giusto per un figlio?

Può succedere, però, che la gravidanza si presenti in un momento della vita di coppia in cui nessuno dei due partner se lo aspetta. Esiste davvero un momento giusto?

A questa domanda non vi è una risposta universale, ogni coppia è a sé. È necessario che i due partner si guardino dentro e che realizzino un dialogo autentico tra di loro per riuscire a comprendere il loro stato d’animo rispetto alla nascita di un figlio.

In linea generale, possiamo dire che si è pronti quando ciascun membro della coppia si sente completo e quando i propri conflitti interiori sono stati risolti. In questo modo si eviterà di fare scontare ad altri i propri problemi.

Naturalmente questo vale anche per la coppia stessa: così come non è il bambino a “dover risolvere” o a “dover tenere insieme”, allo stesso modo non è nemmeno il proprio partner a dover farsi carico di ciò che, irrisolto, appartiene soltanto a se stessi. Un neonato – o l’altro, in generale – è qualcuno a cui dare il meglio di sé poichè se lo merita.

Tre casi in cui un figlio divide la coppia

Il cambiamento dell’essere genitori

Per transizione alla genitorialità si intende un processo delicato con il quale la coppia diventa coppia genitoriale. Questa transizione porta con sé una crisi, la quale non è da considerare in termini negativi. Una crisi rappresenta una modificazione nella vita di un individuo; essa chiede che certi equilibri – fino a quel momento giusti – vengano rivisti insieme. Da una crisi è possibile rinascere, uscirne rafforzati e migliorati. Da ogni crisi emergono nuove possibilità. È importante cercare di guardare ad essa come ad una possibilità di apprendere.

Che cosa cambia dopo un figlio?

Soprattutto nelle prime settimane e nei primi mesi ogni attenzione ruota attorno al bambino. È importante ascoltare quelli che, ora, sono i suoi nuovi bisogni. Al di là delle necessità reali, concrete già citate, è del tutto normale che i neogenitori provino maggior apprensione. Il bambino, non parlando, esprime le sue necessità attraverso il pianto. Per questo è plausibile che inizialmente i genitori si sentano spaesati e preoccupati di non riuscire ad accudire il proprio bambino nel migliore dei modi.

Prima che i nuovi ritmi si stabiliscano, passerà un po’ di tempo ed in questo periodo è molto probabile che l’ansia e la stanchezza abbiano la meglio. In questo caso alla coppia è richiesta una buona dose di pazienza e soprattutto di massimo sostegno reciproco per potere ripartire con il piede giusto, imparando a conoscere i nuovi ritmi della famiglia.

È importante non dimenticare mai i motivi per cui si è scelto il proprio partner e ripartire da queste certezze per dare il giusto valore alla relazione. Una coppia sana è inoltre capace di rinegoziare nuovi obiettivi.

Cosa rappresenta un figlio

La scelta di avere un figlio è una scelta che, a primo acchito, arricchisce la coppia. I due compagni sentono di non essere completi e per questo motivo decidono di mettere al mondo un bambino.

Un figlio è una terza persona, è un elemento esterno alla coppia e di conseguenza viene caricato di aspettative. Anche se a livello inconscio, o comunque in buona fede, i futuri genitori non possono fare a meno di immaginare il bambino: di che colore avrà i capelli, a chi assomiglierà di più, come saranno i suoi occhi e con che carattere crescerà. Tutte queste aspettative influiscono sia sul genitore che sulla coppia stessa.

La paura di incappare in una delusione è presente: e se non fosse come lo si è immaginato?

Questo per sottolineare il potente ruolo che giocano le aspettative. Troppo alte verso se stessi e verso gli altri.

tre casi in cui un figlio divide la coppia

Un nuovo equilibrio da creare

È fondamentale sottolineare che il bambino non rappresenta la causa per cui la coppia va in crisi. Questo va ribadito. Trasmettere al bambino il senso di colpa è un atto che va ad incidere negativamente sulla sua autostima e segnerà i suoi rapporti interpersonali.

Al contrario, è la coppia a non essere pronta per un cambiamento di queste dimensioni. Esistono, infatti, casi in cui la nascita di un figlio mina un equilibrio già precario. Di quali casi si tratta? Vediamoli insieme.

1) Non vi sono più ambiti di godimento per la coppia: non dimentichiamo la sessualità.

Come anticipato, l’arrivo di un figlio invita a rivedere tutti gli spazi e i tempi che la coppia aveva precedentemente costruito e consolidato nel tempo.

Questo significa che gli ambiti di godimento della coppia potrebbero diminuire in termini di frequenza: perlomeno all’inizio, potrebbe essere difficile ritagliarsi del tempo per andare al cinema, a mangiare una pizza o per vedere gli amici.

Tutto questo a discapito della comunicazione. Una coppia forte, resistente, è una coppia che comunica, che scambia con l’altro le proprie sensazioni e, in generale, i suoi pensieri. Abituarsi a comunicare significa anche sapere ridimensionare i problemi, capire che essi non sono più montagne invalicabili ma affrontabili insieme, con la certezza del sostegno dell’altro.

2) Modi diversi di percepire di vivere l’educazione.

La visione dell’educazione dei figli ha a che fare direttamente con il modo in cui è stata vissuta la propria educazione. Non è possibile pensare che il passato non abbia nessun tipo di influenza sulla vita presente.

Non esiste un unico modo di essere genitore, poiché esso è influenzato da tanti fattori. L’unico modo di educare che può essere considerato corretto è quello pensato appositamente per il proprio figlio, un modo di cui si è discusso all’interno della coppia.

È importante, però, che il bambino, crescendo, percepisca collaborazione tra i genitori. Il piccolo percepisce momenti di disaccordo e dissapori, e l’idea che esistano due linee di pensiero tra loro contrapposte potrebbe confonderlo.

3) Il bambino diventa l’oggetto con il quale dimostrare la propria supremazia.

Quando la stabilità della coppia è già messa alla prova da altre problematiche, è possibile che il figlio venga posto in una situazione scomoda, ossia tra i due genitori.

Il bambino diviene un filtro all’interno della coppia; le discussioni non vengono affrontate se non ponendo il piccolo tra sé e l’altro. Questo fatto evidenzia l’insicurezza dei due partner e la loro difficoltà a comunicare, scoprendo i propri punti deboli.

Diventare genitori è un compito per il quale occorre prepararsi molto bene, insieme.

Sono laureata in Scienze dell'educazione e sono appassionata di lettura e di scrittura: scrivo da quando ero bambina, metto nero su bianco tutto ciò che mi passa per la testa! PassioneMamma è diventata l'occasione per unire la mia più grande passione alle riflessioni sui più piccoli, il cui mondo mi affascina.

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