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Perché i bambini piangono e ridono nel sonno

Perché i bambini piangono e ridono nel sonno?

Se ci si trova a osservare un neonato che dorme si potrebbe notare come sia capace di cambiare svariate espressioni; queste cambiano dal semplice sorriso al pianto quasi singhiozzante. La spiegazione, poetica e molto romanzata, delle nonne di un tempo, diceva che se un neonato ride è perché sta sognando degli angeli; nella realtà dei fatti il bambino comunica anche mentre dorme.

Neonati che ridono dormendo

Quello che viene scambiato come sorriso, ed effettivamente è assai somigliante, non è altro che un movimento delle labbra, involontario, che segnala un senso di soddisfazione e rilassamento del piccolo che sta riposando.

Se, infatti, il bambino ha mangiato, è stato cambiato, e successivamente posto a dormire, non è strano che abbia raggiunto il suo massimo livello di benessere.

Chiaramente è questione di mimica facciale, del tutto involontaria ma molto suggestiva per chi osserva un neonato subito dopo la poppata, o durante le coccole della mamma.

Neonati che ridono dormendo

Quando un neonato impara a sorridere?

Perché si possa dire che un neonato è in grado di sorridere in modo consapevole si deve aspettare un minimo di crescita; infatti con lo sviluppo aumenta la capacità di rispondere agli stimoli esterni e quindi di sorridere e ridere.

Entro il primo anno di vita il piccolo sarà in grado di ridere solo se sollecitato (solletico, giochi) successivamente sarà una capacità che sarà in grado di gestire autonomamente.

Neonati che piangono dormendo

Sono più del 20% i neonati che piangono nel sonno e le motivazioni sono molteplici. Intanto va precisato che almeno per i primi 6 mesi tutti i nuovi arrivati vivono una condizione di irregolarità e adattamento alla vita, e questo si traduce nella possibilità che durante il riposo si sveglino e piangano; tuttavia molti si riaddormentano, ma molti altri causano ansia e preoccupazione nei genitori.

Infatti molti si chiedono se il problema del piccolo sia un richiamo, cioè la necessità di soddisfare bisogni come l’essere nutrito, l’essere cambiato, o la presenza di coliche. Diverso è il discorso se consideriamo il pianto come un vero disturbo del sonno e quindi, ad esempio, della fase REM.


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Tuttavia le condizioni patologiche alterano lo stato muscolare del neonato, la sua frequenza cardiaca e il riposo è reso ripetutamente difficoltoso; questa valutazione fortunatamente riguarda un numero minimo di bambini.

Spesso va solo considerata la possibilità che ci sia un brutto sogno, paura o il semplice bisogno di calore materno. I neonati non parlano, ma piangere è il loro unico strumento di comunicazione.

Ostetrica, appassionata di ricerca clinica e scientifica. Sognatrice convinta, viaggio più del tempo che ho a disposizione e leggo libri nei rari momenti liberi che mi ritaglio. Scrivo e parlo tanto (troppo!) perché credo nell'enorme potere che ha l'informazione, e soprattutto nella forza che ogni donna ha nel mettere al mondo il proprio bambino. Email: c.lumia@passionemamma.it

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