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I neonati che stanno sempre in braccio cresceranno più sani

Tenere il bambino in braccio risponde ad un bisogno fisiologico e istintivo molto profondo, spesso le mamme sono avvertite dalle altre mamme con la frase tremenda “non lo abituare cosi, poi vorrà stare sempre in braccio”. In realtà c’è una spiegazione molto più profonda.

Prendere in braccio è un beneficio

Prendere in braccio il proprio bambino risponde a un bisogno naturale per la sua crescita psicologica e fisica.

Pensiamo al neonato: subito dopo la nascita il piccolo ha bisogno della vicinanza fisica con la propria mamma, non per nulla sono stati 9 mesi in contatto simbiotico!

C’è purtroppo un pregiudizio, che deriva dalla condizione delle mamme nel passato: spesso, nei tempi andati, non c’era tempo di tenere il bambino in braccio, perché i figli erano tanti, bisognava badare a tutta la famiglia e c’era più povertà affettiva e anche materiale.

bambini in braccio più sani

Oggi, con il benessere della società occidentale, con la diminuzione del numero di figli e la maggiore attenzione ai bisogni dei figlio, si è compresa l’importanza di dare la giusta dose di sicurezza e affetto al bambino.

C’è anche la convinzione che lasciare piangere il bambino senza prenderlo in braccio, possa servire al piccolo per affrontare la vita con più forza e indipendenza. C’è poi chi pensa che accorrere al pianto del bambino possa farlo diventare viziato e capriccioso.

L’importanza del contatto

Come ci spiegano molti psicologi dell’infanzia, il contatto fisico è un bisogno naturale e fisiologico del neonato. Il bisogno di contatto garantisce al bambino la sopravvivenza fuori dalla pancia della madre.

Dopo i 9 mesi trascorsi in grembo, il bambino ricerca quella condizione protetta e confortevole del passato. Sono le braccia della madre, che contiene e coccola il bambino, a rispondere a quel bisogno fisiologico dell’abbraccio.

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Attraverso la pelle e il tatto passano tante sensazione ed emozioni, che sono benefiche per la crescita psicofisica del bambino. Infatti, il contatto con la propria madre stimola il senso di sicurezza, che farà crescere il bambino sicuro di sé e fiducioso nel futuro.

Un buon rapporto tra madre e figlio è costellato dal riconoscimento dei segnali che rievocano questo bisogno di contatto. Se il neonato piange, va preso in braccio e va capito il bisogno sotteso. Se il bambino più grandicello piange perchè vuole un nuovo giocattolo, siamo di fronte ad un altro tipo di bisogno, che non va soddisfatto nell’immediato.


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Insomma, lasciare il bambino piangere nella culla non serve a rinforzarlo e farlo diventare forte anzi, lo fa solo sentire insicuro e tenderà a cercare altri modi per attirare l’attenzione; bisogna in quel caso rispondere al suo desiderio di vicinanza e contatto che solo la sua mamma gli può dare.

Sono una psicologa e psicoterapeuta. Mi occupo principalmente di prima infanzia e sostegno alla genitorialità. Da sempre amo la scrittura e unirla alla passione per il mondo dei bambini mi incuriosisce! Il mio obiettivo è quello di diffondere informazioni, notizie e buone prassi psico-educative per le neo mamme e i loro pargoletti!

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