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Rapporto tra insegnante, genitori e figli: consigli

Scuola e famiglia: una relazione continua

Da sempre argomento di dibattito, può piacere oppure no: sta di fatto che essere insegnante affatica mentalmente il soggetto. Non dimentichiamo che, ancor prima di essere insegnante, è una persona e, come tale, porta con sé un bagaglio di esperienze personali che determinano la qualità delle sue relazioni.

La relazione insegnante-alunno

Affinché il rapporto insegnante-alunno sia positivo e orientato al perseguimento di obiettivi comuni, è necessario che il docente abbia risolto i propri conflitti interiori. I temi irrisolti, infatti, influenzano il modo di insegnare. Non solo: essi sono determinanti nella relazione insegnante-alunno, modificando la percezione di sè e dell’altro.

È fondamentale mettersi nei panni di un insegnante di oggi: le classi sono sempre più numerose e tante sono le condizioni culturali che al suo interno si fondono. Per questo motivo non è semplice tenere testa a decine di alunni.

Come si sente un insegnante di fronte a questo pubblico? Certamente vulnerabile e spogliato di ogni certezza. Essere insegnante significa essere esposti alle critiche e al fallimento.

Cosa ci si aspetta dall’insegnante?

Le aspettative nei confronti del docente sono altissime: ci si aspetta che egli sia una buona guida, che abbia un buon bagaglio di conoscenze e, soprattutto, che sia una persona empatica. Ci si aspetta che sia capace di essere sia autorevole che accondiscendente.

Inoltre, l’essere responsabile e consapevole completano il quadro delle richieste che, implicitamente, gli vengono fatte. Ma quanto risulta complicato rispondere positivamente a tutto ciò?

Essere insegnante: quale approccio scegliere?

“Noioso”, “Non coinvolge”, “Legge direttamente dal libro senza spiegare”: perchè tra gli studenti, in riferimento ai propri insegnanti, non mancano mai esclamazioni di questo genere? A fare la differenza è certamente il metodo di insegnamento utilizzato.

Tipico di alcuni anni fa, l’approccio dell’insegnante diretto è basato sulla mera trasmissione di nozioni ai propri allievi. Questo tipo di apprendimento è passivo poiché scarseggiante di stimoli.

“Non vi sono azioni di scoperta”, afferma John W. Santrock, insegnante di Psicologia dello Sviluppo nel Texas. Inoltre, i tempi dell’apprendimento sono limitati.

Scuola e famiglia: una relazione continua

Al contrario, l’approccio costruttivista insegna che non esiste una realtà oggettiva, pertanto l’alunno apprende attraverso l’esperienza diretta: il bambino è libero di esplorare, imparando, così, a pensare criticamente.

Fatta questa distinzione, non è corretto affermare che uno stile sia meglio dell’altro. È giusto, invece, dire che un buon insegnante è capace di sfruttare a proprio vantaggio alcune caratteristiche appartenenti sia all’uno che all’altro approccio.

Caratteristiche del “buon” insegnante

Le caratteristiche ricercate nella figura dell’insegnante sono riscontrabili soprattutto all’interno della relazione insegnante-alunno. Vediamone qualcuna.

Saper ascoltare e dialogare. Esse viaggiano di pari passo e sono il nucleo centrale della relazione educativa. La capacità di ascolto permette all’altro di esprimersi sapendo che le sue parole verranno accolte e comprese.

Empatia. È la capacità di mettersi nei panni altrui, senza confondere sè con gli altri.

Disponibilità emotiva (prendersi cura dell’altro). L’insegnante emotivamente disponibile osserva l’altro nella sua interezza; non si concentra sulla sola risoluzione dei problemi. Sa che limiti e difetti, oltre ai pregi, fanno parte dell’altro, quindi non cerca di cambiarlo, bensì di fare emergere i suoi lati positivi.

Attenzione. Fare attenzione all’altro vuol dire concentrarsi su di lui, riconoscendo l’importanza del suo vissuto.

Capacità tecnica. Il buon insegnante è capace di autovalutarsi. Si mette in discussione ed ha voglia di cambiare, adeguandosi alle novità. Le difficoltà vengono trasformate in nuove occasioni di apprendimento.

In che modo intervengono i genitori nella relazione insegnante-alunno?

Se, apparentemente, insegnanti e genitori possiedono competenze diverse, in realtà la figura del genitore non si trova così distante dalla relazione insegnante-alunno.

Insegnante e genitore, nonché scuola e famiglia, rappresentano un filo continuo per quanto riguarda la relazione educativa. Ci dev’essere una interdipendenza tra scuola e famiglia.

Insomma, non termina tutto con l’orario di ricevimento, perchè entrambe le parti hanno un’importante responsabilità educativa nei confronti del bambino. Scuola e famiglia dovrebbero compiere dei percorsi analoghi, mantenendo una coerente linea di azione.

In sintesi, la parola d’ordine rimane: collaborazione!

Melissa Gaudenzi

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