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I bambini ricordano il momento del parto: ecco come

I bambini ricordano la nascita?

Fino a una decina di anni fa, si credeva che i neonati non fossero nemmeno capaci di percepire dolore; questa convinzione era talmente forte che li si operava senza anestesia. Molte teorie sostenevano, inoltre, che il pianto andava ignorato, senza manifestare alcuna empatia; oggi, fortunatamente tutto questo è considerato disumano. Eppure, poco ancora si parla di come il bambino viva l’esperienza del parto, soprattutto perché l’unica protagonista sembra sempre la donna, che per abbattere il suo dolore, combatte per ottenere l’epidurale o per evitare un rischioso taglio cesareo<. Ma il piccolo cosa prova?

I bambini cosa provano durante il parto?

I bambini ricordano la loro nascita. Purtroppo però, nei primi 2/3 anni di vita non possono raccontare la loro versione dei fatti, ma si può solo porre attenzione particolare a quello che fanno attraverso espressioni e comportamenti. Eppure anche questi ultimi sono più istintivi che ponderati, rispetto a un adulto, e quindi dimostrare che il piccolo ricorda la nascita diviene assai difficile. Quindi, fino a oggi, si è solo sicuri che non esistono ricordi coscienti del parto e dei primi anni di vita. Si sa, comunque, che il feto in utero ha già la sua esperienza e la sua memoria, come un essere umano a tutti gli effetti.

cosa succede al feto durante i rapporti

Vita in utero: il feto percepisce la realtà esterna

Il feto reagisce alla luce, al tatto e anche al dolore; esso, inoltre, sente i suoni esterni, e riconosce soprattutto la voce di mamma e papà. Quando viene eseguita un’amniocentesi, con l’ago vicino al piccolo, il suo battito cardiaco aumenta e reagisce allontanandosi dal pericolo che avverte; tutto ciò serve a testimoniare che il piccolo ha la sua percezione e la sua esperienza, non è passivo alla sua vita intra-uterina. Il bambino ricorda, e infatti se da 20 settimane di gravidanza si legge ogni sera la stessa storia, alla nascita saprà riconoscerla.

Come comunicare con il feto

Questi episodi sono noti perché già dagli anni ’70 si pratica l’High Amplitude Sucking Procedure, che valuta quanto e come ciuccia il neonato. Nello specifico: se succhia più vigorosamente, vuol dire che è interessato. Allo stesso modo il bambino non sarà mai nauseato dai sapori che sono familiari alla mamma in gravidanza

La mamma influenza il bambino

La mamma influenza il bambino

Le esperienze della mamma e la sua salute mentale influiscono sul feto e in particolare sulla sua crescita e sullo sviluppo del piccolo. Il riferimento è chiaramente all’aspetto psicologico materno.

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L’11 settembre del 2001, a New York, durante l’attentato, c’erano anche donne in gravidanza che hanno sviluppato un disturbo post-traumatico da stress (ansia, stato confusionale e di allerta, insonnia); il disturbo provoca l’aumento del livello di cortisolo, ovvero l’ormone connesso allo stress.

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Il risultato è che i figli, specie quelli che erano al terzo trimestre di gravidanza, hanno avuto un abbassamento dei livelli di cortisolo, con maggiore predisposizione a sviluppare anche loro il disturbo. Dal punto di vista evoluzionistico il senso è che il bambino deve adattarsi il prima possibile a rispondere agli stimoli dell’ambiente in cui verrà allevato.

Il bambino ha memoria a lungo terminela giornata tipo del feto

L’amnesia infantile è un dato certo, ma davvero non c’è alcuna memoria? Nei primi anno di vita si parla di memoria procedurale, che anche in uno stato di incoscienza, registra e impara tutto quello che si fa.

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Essa è una memoria che somiglia più a un’abitudine, e infatti il piccolo è abituato alla mamma talmente tanto da ricordarne l’odore, anche senza esprimerlo verbalmente. Se tutto ciò è vero, ed è francamente rilevabile in tutti i neonati, probabilmente qualcosa del parto è nascosta in una qualche parte della nostra memoria.

quinto mese di gravidanza

Cosa sente il bimbo durante il parto?

Quindi, cosa sente il feto durante il parto? Il momento in cui il nascituro si prepara ad uscire dal ventre della mamma, non è emozionante e commovente solo per la donna, ma anche per lui. L’utero era infatti un ambiente caldo, accogliente e sicuro: uscirne sarà, inizialmente, un vero e proprio trauma. Dopo il parto il piccolo, fragile e spaventato, deve ritrovare il suo equilibrio: compito della madre è quello di ricreare un “nido d’amore” da cui partire insieme!

Ostetrica, appassionata di ricerca clinica e scientifica. Sognatrice convinta, viaggio più del tempo che ho a disposizione e leggo libri nei rari momenti liberi che mi ritaglio. Scrivo e parlo tanto (troppo!) perché credo nell'enorme potere che ha l'informazione, e soprattutto nella forza che ogni donna ha nel mettere al mondo il proprio bambino. Email: c.lumia@passionemamma.it

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