neonato abbandonato

Bambini abbandonati alla nascita: come li tutela la legge

Bambini abbandonati alla nascita, la tutela della legge

Nonostante la legge garantisca l’anonimato alle donne che non vogliono riconoscere il figlio alla nascita, ci sono ancora casi di abbandono di bambini, gettati come fossero spazzatura. Al di là di ogni giudizio, cerchiamo di capire qual è l’anello debole di questa catena.

La legge del nostro ordinamento riconosce alla partoriente il “diritto al segreto del parto”. L’atto di nascita, in questo caso, redatto entro dieci giorni dalla nascita, deve riportare la dicitura “figlio di donna che non consente di essere nominata”. Il diritto riconosciuto alla donna è complementare a quello del neonato. Ovvero crescere in una famiglia, anche diversa da quella di origine, in grado di fornire cure indispensabili per uno sviluppo armonico.

L’ufficiale di stato civile attribuisce un nome ed un cognome al neonato. Quindi provvede alla segnalazione al Tribunale dei minorenni per la dichiarazione di adottabilità. Ciò al fine di inserire al più presto il piccino presso una famiglia adottiva. Nonostante la normativa in vigore, sono tanti i casi di bambini abbandonati alla nascita al di fuori di strutture ospedaliere.

Quali sono le iniziative per tutelare i neonati e ridurre i rischi legati agli abbandoni in situazioni di rischio? Le Culle per la Vita sono una realtà diffusa, ormai da tempo, su quasi tutto il territorio nazionale. Presso i centri ospedalieri preposti, in totale anonimato, è possibile lasciare il bambino in questa culla. Posizionata in un luogo di facile accesso, consentirà la sopravvivenza del piccino.

La persona che lascia il bebè non sarà in nessun modo identificata. Un pulsante avviserà la presenza del neonato che verrà subito preso in carico dal personale preposto per avviare il procedimento di adozione.

culla per la vita

Le Culle per la Vita sono una sorta di moderna rivisitazione di quelle che una volta si chiamavano ruote degli esposti. Strutture cilindriche dove lasciare i bambini abbandonati alla nascita, in genere collocati all’ingresso di istituti religiosi. La prima ruota risale al 1188, scoperta presso l’ospedale di Marsiglia. Dalla Francia si sono diffuse anche nel nostro Paese.

Oggi tali strutture sono visitabili in molte città, come Napoli e Milano. Il numero di bambini abbandonati alla nascita in situazioni di pericolo, resta ancora significativo.

Per indagare il problema, la società italiana di neonatologia ha promosso una ricerca mettendo in evidenza dati significativi. Su 550 mila bambini nati ogni anno, circa 400 non vengono riconosciuti. Tra questi un numero rilevante nel centro e nel nord Italia.

Le mamme, la cui età è compresa tra 20 e 30 anni, presentano problemi psichici e disagio sociale. Vittime, spesso, di situazioni di violenza, maltrattamento e degrado. Solo una piccola percentuale è rappresentato da donne extracomunitarie clandestine. La diffidenza verso enti e istituzioni da parte di queste persone, è un deterrente che ostacola la richiesta di aiuto. La paura del giudizio verso situazioni difficili, non favorisce l’accesso ai consultori ed ai centri preposti.

studio neonatologia

La strada verso una soluzione immediata del problema non è semplice. Tra le difficoltà è emersa quella di entrare in contatto con situazioni di degrado, spesso nascoste alle autorità preposte a raccogliere le denunce.

Come aiutare questi bambini abbandonati alla nascita , garantendogli subito un’adeguata assistenza? I soggetti coinvolti nelle organizzazioni di volontariato e nei punti nascita, propongono una maggiore informazione sulla garanzia della legge di tutelare l’anonimato delle gestanti. La diffusione della mappatura dei centri in cui trovare le Culle per la Vita, potrebbe favorire la riduzione di nascite ed abbandoni in situazione di pericolo.

Un’altra riflessione sulla legislazione vigente è afferente la riforma dell’adozione con la legge 149/2001. Questa modifica concede la possibilità ai figli riconosciuti alla nascita di richiedere al tribunale dei minorenni il nome dei genitori biologici, una volta compiuti i 25 anni.


Leggi anche: Il figlio abbandonato può cercare la madre, lo stabilisce la Cassazione


Sono esclusi da questo diritto i figli non riconosciuti alla nascita, per garantire l’anonimato dei genitori. Una discriminazione che impedisce a molte persone non solo di conoscere le proprie origini, ma di accedere anche ad informazioni sanitarie, fondamentali per la propria salute.

Mi occupo di genitorialità, prevalentemente, dall'accompagnamento alla nascita fino alla prima infanzia, in qualità di Counselor Professionista, Insegnante di massaggio Infantile e Prenatal Tutor , crescendo, insieme a tante mamme, grazie al prezioso sostegno dei miei bambini Email: t.runco@passionemamma.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *