WhatsApp, quando i “gruppi di mamme” sono veramente utili

Quando si aspetta un bambino, soprattutto se è il primo figlio, i dubbi, le insicurezze, le domande si moltiplicano. È un’esperienza talmente nuova e coinvolgente che diventa inevitabile parlarne e chiedere consigli. Il confronto con donne nella nostra stessa situazione diventa un modo per esorcizzare molte paure e ritrovare la giusta tranquillità. WhatsApp ci viene in soccorso regalandoci la possibilità di essere in contatto sempre e in tempo reale con altre mamme, risolvendo in breve le inevitabili ansie.

Il primo gruppo in genere si forma durante il corso preparto. Tra entusiasmo e scambio di idee ed emozioni, si crea un prezioso circolo di solidarietà femminile tra le neomamme, pronte a sotenersi a vicenda. Il racconto di chi ha già partorito solleva il morale negli ultimi mesi o giorni di gravidanza. Anche se il parto è stato difficile, infatti, si riesce solo a trasmettere la felicità immensa per la nuova vita. Un’iniezione di fiducia per chi ancora deve affrontare questa ineguagliabile esperienza.

Nato il bimbo, si comincia a frequentare il parco o la piazzetta di quartiere. Ecco che anche in questi casi, le mamme si incontrano, chiacchierano, si raccontano le rispettive esperienze. Con alcune i rapporti, per simpatia e affinità caratteriale, diventano più stretti. Nasce così un nuovo gruppo: smartphone alla mano, si prendono appuntamenti per uscire insieme a fare una passeggiata con i cuccioli e, nei pomeriggi freddi e piovosi, organizzarsi a casa di qualcuna per una merenda o un caffè.

Arriva poi il momento di andare al nido. Qui le cose si complicano un poco. Indiscriminatamente si viene coptati nel calderone, senza scelte e senza appello. Bisogna decidere i regali per le educatrici, cosa è meglio inserire e togliere dal menù della mensa, come spendere al meglio i soldi della cassa comune e altre incombenze. A volte vengono lanciati allarmi su pericoli di ipotetiche epidemie, critiche sulle attività scolastiche, accuse varie rivolte al personale o ad alcuni genitori. Il gruppo WhatsApp si trasforma in un coacervo di voci e temi difficile da gestire, dove la notizia importante si perde nel marasma indistinto delle notifiche a raffica.

In questi casi, per sopravvivere e rendere davvero utile lo strumento, l’unica cosa da fare è abbandonare la cricca senza voltarsi indietro. Premere quel tasto non significa rinunciare a partecipare alla vita dell’istituto dove ogni giorno portiamo nostro figlio, perchè le cominicazioni importanti ancora seguono altre vie. Per non rimanere fuori completamente però, si può ceare un gruppo più ristretto, scelto dalla mamma e davvero funzionale. Questo consiglio vale anche per il fututo, dalla scuola dell’infanzia alle elementari: il contatto con gli altri genitori è importante, ma va dosato secondo le esigenze, i bisogni e le affinità.

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