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Il bambino vuole stare solo con i genitori: perché non bisogna allarmarsi

I bambini affrontano differenti fasi di crescita, raggiungendo via via una consapevolezza di se e del mondo che può disorientarli e spaventarli. I loro punti di riferimento sono i genitori, non hanno ancora gli strumenti per comprendere, per esempio, che mamma e papà torneranno da loro dopo essere andati al lavoro. Quando si allontanano, pensano ad un distacco definitivo e si comportano di conseguenza, manifestando la volontà di stare con loro, rifiutando con urla e strepiti la compagnia di altre figure (nonni, baby sitter, maestre).

Ma non bisogna drammatizzare e preoccuparsi troppo per questi comportamenti. È tutto nella norma, fa parte di un processo naturale di evoluzione di ogni piccolo uomo. La fasi, di solito passeggere, a volte possono essere gestite solo con pazienza e tante coccole.

Preferire mamma e papà è un sintomo di crescita che si manifesta in maniera diversa in base all’età. Interessante, a questo proposito il volume di Margaret Mahler, La nascita psicologica del bambino, che spiega come si sviluppano i differenti stadi di questa evoluzione.

Innanzitutto, dopo i sei mesi di vita, il bambino prende coscienza di essere un’entità separata dall’esterno, e quindi dalla madre. inizia il cammino verso l’autonomia che comporta paure, frustrazioni, insicurezze. Siamo di fronte alla prima ansia da separazione, indispensabile tappa evolutiva.

Successivamente, il piccolo inizia a scoprire il mondo e sperimentare il rapporto con persone e situazioni differenti con curiosità e gioia. Finchè, sempre crescendo, non si troverà ad affrontare una crisi di riavvicinamento, che di solito avviene tra i quindici e i ventiquattro mesi, ma che potrebbe ripetersi ciclicamente nel corso degli anni. E quindi il desiderio di stare sempre con mamma e papà si riacutizza.

Non si tratta di una fase di recessione, un tornare indietro rispetto alle conquiste di autonomia fatte, ma un segnale ulteriore di crescita. Il bambino non va quindi mortificato o preso in giro, sgridato o messo in punizione. Il suo è un timore reale di fronte alla presa di coscienza di essere una persona a sè, di vivere in un mondo meraviglioso ma sconosciuto che attrae, ma fa anche tanta paura.

Quindi è legittimo il desiderio di stare con i genitori, persone rassicuranti che in questo frangente devono sostenerlo e capirlo. Così riacquisterà fiducia in se stesso e potrà capire di riuscire a cavarsela da solo, anche senza la presenza costante di mamma e papà.

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