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Cacca del bambino: quando parlarne diventa un bisogno fisiologico della mamma

C’era un tempo in cui a cena con gli amici, durante l’aperitivo o un pranzo di lavoro, si discuteva di arte, politica estera, viaggi, dell’andamento del mercato finanziario, di un libro o di un film appena visto al cinema, o, molto meno prosaicamente, di uomini e sesso. Poi tutto è cambiato. Quando si deventa mamme, le priorità sono altre, anche nella selezione degli argomenti di conversazione. Ci si ritrova a discutere, tra le altre cose, di una questione che prima non avremmo mai creduto di poter toccare: la cacca. Naturalmente non una qualsiasi, ma quella santa del nostro piccolo tesoro. Considerata, al pari di altri aspetti, elemento da tenere sotto osservazione per il benessere della creatura.

All’improvviso cominciamo a parlare di pupù senza neppure rendercene conto. Accade di frequente, magari con persone poco propense all’ascolto e in contesti decisamente inappropriati.

Diventa un chiodo fisso e, in alcuni casi, un’ossessione. Come la fa? Quanta ne fa? Di che colore e con quale frequenza? È normale la cacca verde? Il mio la fa gialla, con sfumature senape. Se poi, è poco poco stitico, si sfiora la paranoia.

La necessità di informare l’umanità che ci circonda di quello che troviamo nel pannolino diventa un bisogno fisiologico che assume carattere di urgenza.

Per uscire fuori da questo tunnel, ma soprattutto evitare brutte figure, con conseguente aumento della frustrazione materna, urge qualche consiglio in soccorso dell’avventata neomamma. Innanzitutto, è bene prendere coscienza del fatto che si ha l’esigenza di condividere l’argomento con qualcuno, è un nostro diritto, lo fanno tutte e non c’è da vergognarsi. Fatto questo, bisogna intervenire su modalità e forme della suddetta condivisione.

Se la questione preoccupa, la prima cosa da fare è consultare il pediatra. Lui ha l’obbligo di ascoltarci, capirci, spiegare come e perchè e, se occorre, darci delle soluzioni o semplicemente tranquillizzarci.

Dopo il medico, si consiglia di parlare dell’argomento solo ed esclusivamente con altre mamme. Mai con persone che non hanno figli o con l’universo maschile: la comprensione sarebbe minima, con sguardi di riprovazione e conseguente fuga certa dell’interlocutore.

Infine, anche di fronte a persone fidate, mai affrontare la questione a tavola. I motivi sono evidenti, non è elegante e diciamo che non si sposa al piatto di fettuccine o alla polpetta al sugo. Mamme rimaniamo umane, ma senza rinunciare alle nostre legittime ossessioni. Bastano pochi e semplici accorgimenti.

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