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Bambino butta tutto a terra: ecco che fare

Una tappa che anche il bimbo più docile prima o poi attraversa, facendo innervosire ed imbarazzare i genitori, è quella nota del lancio degli oggetti. All’inizio per il bebè è un gioco, un modo per divertirsi interagendo con ciò che gli è stato dato in mano, poi ci sono alcune teorie psicologiche le quali ritengono che attraverso l’azione del gettare repentinamente oggetti per terra, l’infante sperimenti l’abbandono, la separazione, usando l’elemento come strumento da allontanare.

Questa fase incomincia verso i 6-8 mesi e può protrarsi a lungo, fino a quando lui stesso capirà e si annoierà di fare questo gioco all’infinito. Il piccolo scopre che le sue azioni incidono sul mondo circostante, provocando reazioni nei suoi interlocutori.

Quindi, proprio il fatto che un adulto risponda a questo suo richiamo, gli fa acquisire fiducia personale, così che il bebè è in grado di comprendere, attraverso il lancio di un determinato oggetto, che la mamma, la quale magari si è allontanata da lui, è pronta a tornargli vicina per raccogliergli ciò che ha volontariamente gettato.

Se questa azione continua dopo i 20 mesi, sicuramente il bambino sta trasferendo la sua scarica emotiva, la sua disapprovazione ad un rimprovero attraverso l’oggetto in questione che usa come strumento, quindi l’attività che inizialmente era ludica passa ben presto in pretesto per un capriccio. Questo può avvenire anche con il cibo, infatti il piccolo mentre mangia può utilizzare il cucchiaio come fionda per lanciare ciò che non gli piace sporcando di pappa la cucina, e proprio quando avviene durante i pasti, si capisce che il gioco di sperimentazione sta divenendo qualcos’altro.

Ecco quindi che il ruolo del genitore diventa fondamentale, perché bisogna comprendere la necessità che ha il figliolo di scaricare le energie attraverso gli elementi che gli si porgono con gentilezza. Bisogna osservarlo e prevenire il lancio dell’oggetto, anche perché più il piccolo cresce, più aumenta la sua forza in questa azione potendo far male chi gli è vicino, si deve cercare di capire se ciò derivi anche da un fattore di stanchezza, di sonno o di semplice irritazione nei confronti di un determinato atteggiamento o di una persona. Poi ovviamente bisogna spiegargli con calma che non si fa, per evitare conseguenze negative, ma comunque va ricordato di non preoccuparsi eccessivamente perché anche questa è una delle tappe tradizionali della crescita del figliolo.

Sono laureata in Arti e scienze dello spettacolo Teatrale dell'Università "La Sapienza". Mi occupo di teatro recitando in diverse compagnie, e da quando sono madre amo raccontare ciò che vivo con il mio bimbo studiando scrupolosamente e "rubando" i racconti delle mie amiche madri per poi trascriverne il contenuto. Approdo al Blog con la voglia di creare confronti fra genitrici proprio come si farebbe su di una panchina di un parco. Email: c.spedaliere@passionemamma.it

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