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Diventare madre troppo tardi: i rischi

Molto spesso il desiderio di avere un figlio non consce età, e a dimostrarlo è il trend in aumento esponenziale delle donne che decidono di restare incinte oltre gli ‘anta’, anche di parecchio oltre. Addirittura sembra che proprio le italiane siano le mamme più anziane d’Europa! Ovviamente un discorso a parte vale per quelle coppie che per anni combattono contro problemi di infertilità (quanto aspettare prima di rivolgersi alla scienza?)riuscendo, magari, a realizzare il sogno di diventare genitori soltanto dopo aver spento parecchie candeline. In ogni caso c’è da tenere presente che una gravidanza in età tarda espone sia la donna che il futuro bebè ad un rischio maggiore di malattie e complicanze.

Il primo rischio al quale va incontro una donna è quello di abortire (può raggiungere anche il 40% di possibilità nelle donne oltre i 40 anni). Il fatto è che oltre una certa età aumenta il rischio che l’embrione presenti patologie genetiche, cromosomiche o immunologiche che possono anche provocare un’interruzione della gravidanza. Quando la donna è avanti con gli anni, aumenta anche la probabilità di anomalie uterine, per esempio fibromi, oppure aderenze che potrebbero inficiare un percorso regolare della gravidanza.

Esiste, poi, il rischio di un parto prematuro quando non tutti gli organi vitali del nascituro si sono ben sviluppati, e questo potrebbe significare l’insorgere di complicanze anche molto gravi.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori in Australia ha riscontrato come le donne fertili ma di una certa età sarebbero a più alto rischio di diabete gestazionale, placenta previa, preeclampsia, lesioni perineali, emorragia, parto cesareo e parto plurimo.

Poi, ovviamente, non mancano i risvolti sociali di una gravidanza ben oltre i 40 anni, e su questo ognuno avrà sicuramente la sua personalissima opinione.

Tornando al lato benessere mamma e bebè, naturalmente dopo una certa età la donna dovrà sottoporsi a un numero maggiore di esami, e a partire dai 35 anni si consiglia la diagnosi prenatale, villocentesi o amniocentesi (tutto quello che c’è da sapere), per diagnosticare in tempo la presenza di eventuali patologie cromosomiche nel feto.

Giornalista per caso e mamma per scelta, da oltre dieci anni mi diletto con la scrittura collaborando con quotidiani della provincia di Latina, emittenti tv e siti web. Poi, nel 2012, lo 'scoop' della mia vita, mio figlio Francesco, oramai la mia principale fonte d'ispirazione. Email: r.recchia@passionemamma.it

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