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Difficoltà di concepimento, quando rivolgersi a uno specialista

Quando una coppia che desidera tanto avere un figlio non riesce a realizzare questo sogno perché la gravidanza non arriva rischia di entrare in una spirale di depressione e sofferenza che molto spesso può mettere il proverbiale ‘carico da 90’ sulla temporanea sterilità. Di fatti se dopo diversi mesi di ‘prove’ il lieto evento non accade non arriva non significa che nella coppia esiste un problema di sterilità definitiva, piuttosto che è arrivato il momento di rivolgersi a uno specialista, l’unico che può fornire risposte precise a ogni quesito.

Da un punto di vista ‘tecnico’ si può parlare di sterilità se non si resta incinta almeno dopo un anno di rapporti non protetti che devono avvenire regolarmente ogni due giorni, soprattutto nel periodo maggiormente fertile della donna. Soltanto se trascorso questo periodo di tempo senza nessuna gravidanza la coppia può cominciare a porsi qualche dubbio e giustamente decidere di fare qualcosa.

Sono noti i fattori che influenzano la fertilità di donna, per esempio l’età. La capacità di concepire è massima verso i 20-25 anni, scema progressivamente dai 26 anni e più velocemente a partire dai 38 anni. Anche se in realtà non mancano le classiche eccezioni con donne fertili a 45 e altre che non lo sono più già a 38. Poi c’è il peso, anoressia, obesità ma anche bulimia alterano l’ovulazione creando problemi. Chi fuma e beve può avere una ovulazione di cattiva qualità, oltre a produrre spermatozoi non troppo buoni. Infine lo stress è un altro acerrimo nemico di un normale, e veloce, concepimento.

Oltre ai fattori appena elencati, la sterilità della donna può essere causata anche dalla spirale, da gravidanze passate interrotte, da infezioni dell’apparato genitale, endometriosi, squilibri ormonali e anomalie dell’apparato riproduttivo.

Come dicevamo all’inizio, passato un anno di tentativi, ahimè, andati a vuoto, la coppia può rivolgersi a uno specialista e sottoporsi a tutta una serie di accertamenti per completare lo screening nell’arco di 12/18 mesi. Si parte dalla semplice analisi del sangue, un’ecografia e, se necessario, un’isteroscopia e una laparoscopia. Per la donna non è un percorso troppo facile, anche dal punto di vista psicologico ma non solo. Deve sottoporsi ad esami particolarmente fastidiosi che possono richiedere perfino l’anestesia generale.

Giornalista per caso e mamma per scelta, da oltre dieci anni mi diletto con la scrittura collaborando con quotidiani della provincia di Latina, emittenti tv e siti web. Poi, nel 2012, lo 'scoop' della mia vita, mio figlio Francesco, oramai la mia principale fonte d'ispirazione. Email: r.recchia@passionemamma.it

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