foto_disturbi_apprendimento

Come capire se il bambino è dislessico

La dislessia rappresenta una disabilità che si inserisce all’interno di una categoria diagnostica definita Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) ed è caratterizzata da una difficoltà lieve, moderata o piuttosto grave nella lettura accurata e fluente, nonché nell’elaborazione e comprensione di quanto letto.

La dislessia non è causata da deficit di intelligenza o da problemi ambientali, psicologici o deficit sensoriali e neurologici. Le cause della dislessia, che spesso si manifesta accanto a disturbi emotivi e comportamentali, possono essere ricercate tra fattori genetici e/o sofferenza cerebrale precoce, lesioni o ritardi maturativi.

Non si può procedere ad una diagnosi di dislessia prima degli otto anni circa ovvero prima del termine della seconda elementare e senza la somministrazione di adeguati strumenti diagnostici che consentono di analizzare il funzionamento cognitivo, neuropsicologico ed emotivo e di rilevare lo stato di apprendimento di abilità strumentali. E’ pur vero che già dalla prima elementare, genitori ed insegnanti potrebbero notare i tipici indicatori di rischio della dislessia che si concretizzano in marcate carenze meta fonologiche e di linguaggio.

Generalmente, in caso di dislessia, il bambino mostra difficoltà nel riconoscimento delle lettere alfabetiche, nella denominazione o segmentazione delle parole, nell’associazione grafema – fonema e/o fonema – grafema, eccessiva lentezza nella lettura e frequenti errori di inversione o sostituzione di lettere. Queste carenze influenzano negativamente l’apprendimento e il rendimento scolastico, determinando un disagio psicologico a livello individuale e sociale. E’ per questo che intervenire sulla dislessia significa operare non solo sul disturbo, ma anche sul piano emotivo relazionale con l’obiettivo di salvaguardare autostima e motivazione.

Una diagnosi di dislessia per essere corretta e completa necessita di un lavoro interdisciplinare che coinvolga cioè diverse figure professionali quali neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista, psicopedagogista. Ciò è fondamentale al fine di realizzare un progetto educativo e didattico specifico e individualizzato. I genitori dal canto loro possono contribuire prestando il loro aiuto al bambino nelle attività scolastiche, supportandolo piuttosto che sgridandolo o colpevolizzandolo, rinforzando ogni minimo successo e inventando metodi che rendano tutto più piacevole.

Il mio particolare interesse alla prima infanzia nonché la mia dedizione al sostegno e supporto della famiglia e in particolare della coppia genitoriale mi ha spinta a conseguire la laurea in Psicologia e il diploma AIMI divenendo Insegnante di Massaggio Infantile, un'esperienza di profondo contatto affettivo tra neo genitori e neonati tra 0 e 12 mesi. Email: a.antogiovanni@passionemamma.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *