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Co-parenting: il modo alternativo per diventare genitori

Diventare genitori senza essere mai stati una coppia. Anzi, senza essersi mai conosciuti fino a circa…nove mesi prima. Incontrarsi prima sul web e poi dal vivo, stilare un accordo nei minimi dettagli per tutelare il futuro bebè e poi…diventare mamma e papà dello stesso bambino. Funziona così il co-parenting, la co-genetorialità, che dopo aver sbancato all’estero inizia a prendere piede anche in Italia: il sito 3w.co-genitori.it conta qualcosa come 100 mila iscritti.

La sostanza del co-parenting è “genitori insieme, ma senza stare insieme” e coinvolge quelle persone che, pur desiderando fortemente di mettere al mondo un figlio, non possono farlo per le ragioni più diverse: donne single vicine ai 40 che vedono la linea della fertilità accorciarsi inesorabilmente; uomini che aspirano alla paternità ma senza avere necessariamente una relazione stabile; omosessuali che cercano di dribblare gli ostacoli che si frappongono tra loro e il desiderio di avere un figlio.

Cosa fare in queste e altre situazioni? Si cerca un ‘co-genitore’ con cui condividere le responsabilità emotive, educative e finanziarie che arrivano con la cicogna. Basta (si fa per dire) rivolgersi a un sito specializzato in co-parenting, spulciare i vari profili, contattare quello che più ci piace e conoscerlo. Prima nel mondo virtuale e poi in quello reale. Se ci si piace, si può optare per il metodo tradizionale per restare incinte, altrimenti c’è l’inseminazione artificiale. Cosa essenziale: si stila un accorto per gestire al meglio il futuro del bebè. Se scoppia anche la scintilla, ben venga, altrimenti si può continuare la vita di sempre mantenendo fede all’accordo stipulato che lega la coppia esclusivamente al bambino.

All’estero i primi siti sono stati ‘Co-parentmatch’ e ‘Modamily’, seguiti presto da molti altri. In Italia c’è 3w.co-genitori.it disponibile anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Così il sito spiega cos’è il co-parenting:

“La cogenitorialità si definisce come la possibilità, per 2 persone, di avere un figlio insieme senza condividere una vita di coppia. Questo metodo permette ad ognuna delle due persone di godere degli stessi diritti e delle stesse responsabilità nei confronti del bambino. Nel caso di genitori omosessuali, questo processo viene definito genitori dello stesso sesso”.

Un argomento certamente delicato che non mette d’accordo tutti, divisi tra chi vede questo modo di diventare genitori un enorme atto di amore, chi, invece, di egosimo.

Giornalista per caso e mamma per scelta, da oltre dieci anni mi diletto con la scrittura collaborando con quotidiani della provincia di Latina, emittenti tv e siti web. Poi, nel 2012, lo 'scoop' della mia vita, mio figlio Francesco, oramai la mia principale fonte d'ispirazione. Email: r.recchia@passionemamma.it

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