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Bimbo non gioca mai, come aiutarlo?

Quando si parla di giocare e di quello che fa un bambino, bisogna per prima cosa sapere che ogni bimbo è diverso nelle cose che gli piacciono, quindi anche nella scelta di come passare le sue giornate, e quindi prima di preoccuparsi e pensare a patologie più o meno gravi o psicologiche perché vediamo il nostro bambino che sta senza far nulla mentre sta seduto nel seggiolone o sul tappeto, cerchiamo di capire il carattere del nostro bambino, anche nella gestione del suo tempo.

A volte anche se il bambino guarda fuori dalla finestra fa qualcosa: scopre il mondo, per prima cosa, e poi rafforza la sua autostima imparando a stare da solo con sé stesso, a bastarsi. E quante persone, anche da grandi, non imparano mai a farlo!

Poi ci sono i bambini che amano giocare solo da soli, di cui abbiamo già parlato, perché specie da piccolo il gioco è un’esperienza individuale, di scoperta di sé.

Se invece vogliamo insegnare noi al nostro bambino a giocare, perché pensiamo che abbia bisogno del nostro aiuto, gli esperti ci dicono che questa nostra ansia non deve essere sovraccaricata di significati. Cioè se non lo facciamo noi, non significa che nostro figlio non imparerà da solo a usare le cose e a farsi incuriosire dalle stesse.

Il mondo reale è la vera maestra di gioco del nostro bimbo, con i suoi mille oggetti e stimoli e suoni e colori, e tutti gli aspetti che compongono il reale, appunto. Quindi il mondo troverà il modo di comunicare e incuriosire i nostri bambini e di farsi scoprire da lui, per giocare insieme.

Ogni persona adulta ha delle preferenze anche inspiegabili su cosa gli piace e cosa no: gusti, vestiti, oggetti; e questo vale anche per un bambino, con la differenza che un bambino che ancora non parla non può esprimere a voce queste sue preferenze.

Ma per aiutarlo nella scoperta di cosa gli piace fare, anche nel gioco, e per stimolarlo si possono fare dei piccoli esperimenti: osservarlo dopo averlo per esempio sottoposto a “varietà di immagini, suoni, sapori e movimenti nell’ambiente (stimoli)” (dice il manuale di Mariposa school nel capitolo “Insegnare al bambino a giocare”), in modo poi da scegliere in base alle sue reazioni alle diverse cose, cosa potrebbe piacergli di più, l’attività che lo potrebbe coinvolgere di più.

Per aiutarlo ad avvicinarsi a un gioco nuovo, semmai bisognerà fare la cosa nuova, unendola con una cosa che sapete già che lo rende felice e partecipe. Per esempio se ama stare abbracciato a voi, potete avvicinarlo al piacere di ascoltarvi leggere una storia stringendolo a voi sul divano.

Una volta che il bambino avrà capito che a seconda delle nostre reazioni alle diverse cose, noi gliele facciamo ripetere, imparerà anche a usare altre maniere per comunicare con noi per avere quello che vuole, e così userà parole, suoni anche lui, o se è troppo piccolo, gesti o figure fatti con le mani.

E così il gioco non sarà solo una maniera per passare il tempo: capirà che è anche una maniera per comunicare qualcosa a chi gli sta vicino, o per imparare che cos’è il mondo e tutte le cose che questo può dare. E così vedrete che la fascinazione verso il giocare colpirà anche il bambino più contemplativo e più pigrone che ci sia! 😉

Ho iniziato a lavorare per le mamme nel 2007, per un programma televisivo e per vari portali, e le donne mamme italiane mi hanno adottato, anche se non sono ancora una mamma come loro, si sono sentite sempre capite e ascoltate da me (così mi dicevano quando facevo la redattrice tv) e questo mi ha riempito d'orgoglio, oltre che farmi imparare tante cose sulle donne in generale. Scrivere di mamme è una cosa che mi ha messo in contatto con il lato più delicato, ma anche forte della femmine mamme italiane. Email: e.citro@passionemamma.it

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