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Gioca sempre da solo: c’è da preoccuparsi?

Il gioco riveste un ruolo importante nell’intero arco di sviluppo del bambino, rappresenta non a caso uno strumento privilegiato che favorisce l’acquisizione e l’elaborazione di un’identità sociale e personale. E’ attraverso il gioco, infatti, che il bambino entra in contatto con l’ambiente circostante ed esplorandolo sperimenta la possibilità di intervenire in maniera attiva e creativa su esso per modificarlo. Assume così, mediante un’attività pienamente gratificante, consapevolezza di sé e delle sue abilità.

Secondo il pediatra Ari Brown, il gioco è fondamentale nella stimolazione del cervello in via di sviluppo. Esso infatti consente, oltre allo sviluppo di abilità motorie, l’apprendimento di dinamiche di risoluzione dei problemi favorendo l’emergere di un pensiero creativo e rilevanti capacità di ragionamento. Giocare è una cosa seria!

Nei primi mesi, in particolare, il gioco ha una funzione esplorativa ed è soprattutto individuale. Il bambino infatti non è interessato all’interazione con l’altro e utilizza una modalità di gioco dotata di una rigida autoreferenzialità, che ha come obiettivo principale l’esplorazione del mondo esterno. Quindi, attraverso il proprio corpo e il movimento impara a conoscere non solo se stesso, ma anche l’ambiente e gli oggetti circostanti iniziando a stabilire con essi un rapporto di interdipendenza.

Il bambino continua a prediligere la modalità del gioco solitario fino a circa tre anni anche se, dopo il primo anno di vita, sperimenta il cosiddetto gioco parallelo senza però giungere ad una vera e propria interazione sociale. E’ infatti con l’età scolare che il bambino, pur non essendo ancora in grado di coordinare l’attività di gioco in termini di compiti e ruoli, impara a giocare con i coetanei interagendo con loro.

Tuttavia, il gioco solitario conserva un’importanza da non sottovalutare nella crescita del bambino in quanto risulta rilevante per lo sviluppo della creatività, della curiosità e autonomia del piccolo. Dunque, non vi è motivo di preoccuparsi se il bambino gioca da solo poiché, a meno che non emerga una marcata e massiccia tendenza all’isolamento che presenta caratteristiche differenti, ciò non è indice di una difficoltà relazionale.

Il mio particolare interesse alla prima infanzia nonché la mia dedizione al sostegno e supporto della famiglia e in particolare della coppia genitoriale mi ha spinta a conseguire la laurea in Psicologia e il diploma AIMI divenendo Insegnante di Massaggio Infantile, un'esperienza di profondo contatto affettivo tra neo genitori e neonati tra 0 e 12 mesi. Email: a.antogiovanni@passionemamma.it

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